POLITICA E POTERE
Accostò le donne col burqa ai sacchi dei rifiuti, dopo sei anni decreto d'abbandono per Robbiani
Era accusato di discriminazione razziale e perturbamento della libertà di credenza e di culto. La sua gioia: “Per fortuna esiste ancora una giustizia, una giustizia che ha saputo valutare con obiettività e non con accanimento politico"

BELLINZONA – Fece scalpore ai tempi il post in cui Massimiliano Robbiani su Facebook fu  Aveva pubblicato la foto di due donne con il burqa accanto a due sacchi della spazzatura. Con la scritta: “Trova le differenze, in palio 10kg di salame Maometto. Ragione in più per non pagare la tassa sul sacco”.

A sei anni di distanza, è arrivato un non luogo a procedere, per la soddisfazione del leghista. “Per fortuna esiste ancora una giustizia, una giustizia che ha saputo valutare con obiettività e non con accanimento politico nei miei confronti, un ‘caso’ montato ad arte da chi voleva ‘farmi fuori’”, esulta.

L’immagine era, si legge nel documento, per Robbiani satirica e non intendeva offendere nessuno su questioni religiosi, cancellando il post quando scoppiò la polemica. Non voleva, ha sempre sostenuto quando è stato interrogato, paragonare la donna a un sacco della spazzatura bensì “denunciare chi impone alle donne di indossare il burqa”, e si è sentito dispiaciuto se qualcuno si è offeso.

Le spiegazioni hanno portato il Procuratore Pubblico Faeh a ritenere che Robbiani non sapeva di offendere le convinzioni religiose di qualcuno, e difettano quindi gli elementi soggettivi del reato.

Lo stesso vale per la discriminazione, perché alle sue dichiarazioni il leghista non pareva mosso dall’odio o da un sentimento di disprezzo verso gli appartenenti a una religione. “Benchè paragonare una donna col burqa a sacchi dell’immondizia sia un’immagine forte, certamente atta a offendere chi lo indossa, quanto pubblicato da Robbiani non implica ancora il discredito delle persone appartenenti a una determinata religione, quanto piuttosto appare – come detto – una critica di un determinato uso”, così il Procuratore spiega il difetto anche degli elementi oggettivi.

In conclusione, il procedimento penale è abbandonato e al deputato è riconosciuto anche l’idennizzo delle spese legali.

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