POLITICA E POTERE
Il dolce ricordo di Arigoni: "Mi diceva 'mi capisi pü nagot', assisteva al declino del suo mondo ideale"
Simona Arigoni Zürcher è granconsigliera per l'MPS e parla del padre, sindaco di Gentilino per 42 anni per il PLR: Certo, la sua scelta di partito non era proprio la nostra preferita, ma così pensava lui di noi e non mancava di ricordarcelo di tanto"

GENTILINO - Una settimana fa l'addio a Spartaco Arigoni, sindaco di Gentilino per 42 anni, una morte che ha suscitato profondo cordoglio nella popolazione. Il post, arrivato qualche giorno dopo perchè profondamente pensato, di ricordo della figlia offre uno spaccato del carattere e del modo di essere di Arigoni, ma racconta anche una storia.

Quella di un padre e di una figlia, due generazioni diverse, uniti da un grande amore e divisi dalla politica: lui liberale, lei nell'MPS, per cui siede in Gran Consiglio. Lui nell'ultimo periodo disincantato sul mondo che stava osservando, pandemia compresa.

Prendiamo in prestito le delicate parole di Simona Arigoni Zürcher. "Avrei voluto lasciar fuori la parte politica, la parte pubblica perché, mi dicevo, è l'uomo che salutiamo, non il sindaco. Ma passando in rassegna la nostra vita con lui, tirando un po' le somme, come è naturale fare in momenti così, è stato difficile scindere le due cose: lui ERA e sarà, per noi tutti, l'uomo se non trino, almeno bino (tolti i riferimenti metafisici, naturalmente)", inizia.

"Quindi, gli insegnamenti e la qualità dei suoi valori, l'onestà delle sue azioni, sono passati sia attraverso il suo impegno per la cosa pubblica sia all'interno del nucleo familiare. Non era perfetto, ma chi lo è? Certo, la sua scelta di partito non era proprio la nostra preferita, ma così pensava lui di noi e non mancava di ricordarcelo di tanto in tanto. Ma la sua integrità, siamo sicuri, non è mai stata messa in discussione. Mai, e mi sento di dirlo forte oggi, ha pensato prima ai suoi vantaggi o ai suoi bisogni (e la Mala lo sapeva bene)! Sempre il bene del comune, del partito, delle persone che cercava di aiutare. Sentire, in questi anni, che moltissime persone erano a lui riconoscenti, ci riempiono il cuore di orgoglio e di stima nei suoi confronti", prosegue.

E passa a descriverne il carattere. "Un uomo buono, disponibile, sorridente e dai sani principi, che però negli ultimi tempi si sentiva disorientato: negli ultimi mesi, quando si entrava a casa con la mascherina, mi guardava stranito e a volte mi diceva "mi capisi pü nagott". E non era segno di un inizio di senilità, anzi, con grande lucidità, fino all'ultimo, ha avuto coscienza di assistere al declino del suo mondo ideale, che ha cullato e invocato per tantissimi anni: il suo stupore, la sua incredulità verso questo mondo che sta perdendo pezzi e certezze, gli creava grande sconforto. Era stanco, senza la mamma, anche se ha avuto la fortuna di essere accudito fino all'ultimo, in modo sincero da tutti noi, e possiamo dire che 90 anni è una bella età, per partire, ma di sicuro, per noi che restiamo, per chi lo ha amato e rispettato, il vuoto e lo smarrimento sono difficili e duri da affrontare".

"Ogni perdita è dolorosa e l'amore, l'orgoglio che proviamo nei tuoi confronti e nei confronti della mamma, ci ricorderà sempre quanto siamo stati fortunati e quanto non smetterete mai di mancarci", è lo straziante saluto al padre, rivolto anche alla madre. 

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