POLITICA E POTERE
Piero Marchesi: "Profughi ucraini: evitiamo che la solidarietà si trasformi in intolleranza"
Il Consigliere Nazionale UDC: "La Svizzera non diventi la meta preferita a seguito delle laute prestazioni elargite"

di Piero Marchesi*

Con lo scoppio della guerra in Ucraina il popolo svizzero, in particolare quello ticinese, ha mostrato un’incredibile solidarietà e vicinanza al popolo ucraino. Dalle raccolte di materiale, ai viaggi organizzati in pochi giorni per consegnare beni di prima necessità, a gesti concreti che ci hanno qualificati - ancora una volta –  popolo aperto e solidale verso chi davvero merita sostegno e vicinanza.

Ma attenzione, dalla solidarietà è facile passare in poco tempo all’intolleranza. Le sfide che attendono il nostro paese nell’accoglienza di questi sfortunati sono incredibili. Dalla scolarizzazione dei giovani profughi, che in molti Comuni finiranno per creare difficoltà nell’insegnamento, alla probabile esclusione dei figli degli svizzeri dalle scuole per far posto ai nuovi arrivati dall’Ucraina.

È infatti verosimile che i nostri bambini di tre anni - che attualmente frequentano facoltativamente la scuola dell’infanzia – a causa del sovraffollamento delle strutture, possano essere presto invitati a rimanere a casa per permettere ai profughi ucraini di quattro o più anni di essere scolarizzati, con le conseguenze per le famiglie indigene che facilmente possiamo immaginare. Oppure, che i generosi aiuti sociali elargiti ai permessi S, superino le prestazioni erogate a chi questo paese ha contribuito a crearlo.

La concessione di importanti contributi finanziari per imparare la nostra lingua, fino a 3'000 franchi per asilante, è un’evidente contraddizione con il principio di gestione parsimoniosa dei soldi pubblici e in palese contrasto con lo statuto provvisorio del permesso S. La presa a carico dei costi di affitto per i rifugiati ucraini e l’elargizione di sostanziosi aiuti finanziari, senza neppure verificare la reale disponibilità economica dei rifugiati nel contribuire al loro sostentamento - che spesso giungono in Svizzera con auto più costose di quelle dello svizzero medio - lascia quantomeno perplessi. Oppure la copertura dei costi sanitari in modo indiscriminato finirà per aumentare ulteriormente i premi a tutti gli assicurati.

Bisogna poi evitare, come successo in passato, che la Svizzera diventi meta preferita dai profughi a seguito delle laute prestazioni elargite. Non da ultimo, bisogna scongiurare che questo generoso trattamento riservato ai rifugiati ucraini non diventi eccessivo e fonte di collera generalizzata. Purtroppo, le sinistra persevera nell’estremizzare la questione, ad esempio proponendo di offrire un abbonamento generale per trasporti pubblici a ogni permesso S, oppure chiedendo sempre più aiuti materiali e immateriali, che finiranno per acuire il disagio nel popolo svizzero.

L’obiettivo dell’accoglienza è quello di fornire, nel limite delle nostre capacità, aiuto e protezione che devono però limitarsi all’essenziale. Appena sarà possibile queste persone dovranno tornare nel loro paese per ricostruirlo e ripopolarlo. Questo è ciò che dobbiamo fare, evitando esagerazioni dettate dall’ideologia estrema, impedendo che la solidarietà si trasformi presto nell’intolleranza.

*Consigliere Nazionale UDC

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