POLITICA E POTERE
Canone a 200 franchi: comincia la battaglia in Ticino
Il Mattino lancia la campagna di raccolta delle firme: "La ricreazione è finita". Pedrazzini: "200 franchi non basteranno mai"

LUGANO - Prime schermaglie in Ticino sull’iniziativa per un canone radiotelevisivo a 200 franchi. La raccolta firme, a livello nazionale, è partita una decina di giorni fa, ma in questo weekend il tema è entrato nelle cronache ticinesi, con un botta e risposta a distanza tra le parti. 

Ieri, infatti, durante l’assemblea generale della CORSI, l’iniziativa promossa da ambienti di centrodestra, con in testa l’UDC, ha fatto capolino in alcuni degli interventi. Ne riferisce “La Domenica”.

“Dovremo di nuovi difenderci - ha detto presidente della SSR Jean Michel Cina - dimostrare il nostro contributo alla società, alla democrazia e alla coesione nazionale. Dovremo dimostrare la nostra ragione d’essere e che sarebbe un errore credere che gli altri media starebbero meglio senza la SSR”. 

Un taglio, ha proseguito Cina, significherebbe dare un colpo quasi mortale all’azienda, visto che il finanziamento si ridurrebbe di 500 milioni di franchi: “Difendere la SSR vuole dire difendere la Svizzera “.

Il presidente della CORSI Luigi Pedrazzini ha dedicato solo un paio di frasi del suo intervento all’iniziativa che negli ambienti CORSI e della RSI viene chiamata “No Billag 2”. “Duecento franchi non bastano e non basteranno mai!”, questo il succo delle parole di Pedrazzini.

Il direttore della RSI Mario Timbal, dal canto suo, ha ribadito la linea già espressa in più occasioni: “Ci prepareremo per dimostrare che un servizio pubblico forte è fondamentale".

E veniamo all’altro fronte. In prima linea c’è il Mattino della Domenica che, nell’edizione odierna, ha allegato i formulari per sottoscrivere l’iniziativa, con tanto di prima pagina dedicata al tema:  “L’attuale canone radioTV a 335 franchi - scrive il direttore Lorenzo Quadri - è il più caro d’Europa. Se non addirittura del mondo. 200 franchi all’anno bastano e avanzano! I cittadini tirano sempre più la cinghia a causa dell’esplosione dei costi delle materie prime, della benzina, dell’olio combustibile, dei premi di cassa malati. Gli stipendi non crescono, ma al contrario vengono spinti al ribasso dall’invasione da sud voluta dalla casta (emittente di regime in primis). 335 franchi all’anno per finanziare la propaganda politica rossoverde che la SSR spaccia per “servizio pubblico”, la gente non li ha più! Per la radioTV di Stato la ricreazione è finita! (…) Con il canone a 200 franchi e le entrate pubblicitarie, la SSR incasserebbe comunque un miliardo all’anno: che nessuno ci venga a dire che questa somma stratosferica non basta per gestire una radiotelevisione pubblica per un Paese di 8.7 milioni di abitanti, perché gli ridiamo in faccia!”.

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