POLITICA E POTERE
Lupo, passa al Senato la mozione Regazzi. Lui: "Un passo avanti, dopo anni di ignavia"
Il Consiglio degli Stati apre alla regolazione numerica della specie. "Questo predatore ha sempre meno paura dell’uomo, e questo è un fattore di rischio che finora è stato sottovalutato"

Si fa più dura la vita per i lupi in Svizzera. Il Consiglio degli Stati ha infatti approvato settimana scorsa una mozione del consigliere agli Stati ticinese Fabio Regazzi (Centro) che chiede di poter regolare la popolazione del grande predatore al superamento di una determinata soglia numerica. Il dossier passa ora al Consiglio nazionale.

Nel suo intervento in aula, Regazzi ha sottolineato la crescita “esponenziale” del numero di lupi negli ultimi anni: da una decina di esemplari nel 2010 a oltre 300 oggi, distribuiti in più di 30 branchi. Un aumento che, ha ricordato il senatore, ha avuto conseguenze nefaste sugli allevamenti di montagna e sulla sicurezza percepita nelle regioni periferiche. “Ormai - commenta Regazzi - il lupo è fuori dalle nostre porte, e non solo nei paesi di montagna. Lo dicono le cronache degli attacchi e le foto scattate anche in pieno giorno. Il lupo ha sempre meno paura dell’uomo, e questo è un fattore di rischio che finora è stato sottovalutato. Ma ora, forse, qualcosa si sta muovendo dopo anni di attendismo, di scaricabarile tra i Cantoni e Berna, di politica pavida, ostaggio degli ambientalisti da salotto, dopo anni di appelli caduti nel nulla. Spero che i colleghi del Nazionale non si facciano intimidire dalle poche voci che ancora si oppongono a una regolazione drastica del lupo, in spregio a chi, per disperazione, ha abbandonato l’allevamento e la pastorizia, in spregio alle centinaia di capi di bestiame massacrati in questi anni di ignavia”.

Ma torniamo alla proposta di Regazzi, che mira a introdurre un principio più flessibile nella gestione del lupo: una volta superata una certa soglia, gli abbattimenti dovrebbero poter avvenire senza “troppe formalità amministrative”. Una posizione sostenuta anche dal Consiglio federale, che ha dato il proprio appoggio al testo.

La decisione apre la porta a un ulteriore ampliamento delle possibilità di intervento. Già oggi, infatti, i cantoni possono procedere con abbattimenti mirati durante le fasi di regolazione, ma con un meccanismo lento e complesso e il previo accordo della Confederazione. Tra il 2025 e il 2026 è stato autorizzato l’abbattimento di 89 lupi, una misura che tuttavia non ha messo fine alle polemiche. E al proliferare dei branchi.

Le organizzazioni per la protezione della natura contestano l’efficacia di queste azioni, ritenendo che non abbiano prodotto effetti visibili sulla riduzione degli attacchi al bestiame. Una linea condivisa anche dai Verdi, che da tempo si oppongono a un’estensione degli abbattimenti.

Secondo i Verdi, le risorse dovrebbero essere concentrate su misure preventive – come recinzioni e cani da protezione – piuttosto che su interventi letali che rischiano di destabilizzare i branchi senza ridurre i danni.

Per Regazzi e i sostenitori della mozione, invece, la priorità è ristabilire un equilibrio tra la presenza del predatore e le attività tradizionali di montagna. Il voto dei giorni scorsi segna dunque un ulteriore passo verso una gestione più attiva e meno restrittiva della specie, ma rimane lo scoglio del Consiglio nazionale.

NELLA FOTO: UNA PECORA SBRANATA L'ALTRO GIORNO A BEDRETTO E UN LUPO FOTOGRAFATO LA SETTIMANA PRIMA SUI MONTI DI RONCO SOPRA ASCONA

 

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