POLITICA E POTERE
"Caro Cavalli, perché ha alloggiato in un albergo a 5 stelle a Cuba?"
La pepata intervista della NZZ all'ex capogruppo socialista a Berna, dopo la missione umanitaria a l'Avana: "Il blocco di Trump è genicidiario"

ZURIGO - Perché lei ha alloggiato nell’hotel Naciona - un albergo a cinque stelle e con l’energia garantita - mentre la popolazione è al buio?

È una delle domande che il giornalista della NZZ ha rivolto a Franco Cavalli di ritorno dalla missione umanitaria a Cuba. L’ex capogruppo socialista alle camere federali ha infatti partecipato alla spedizione internazionale di sostegno alla popolazione dell’isola, dopo l’ulteriore stretta di Donald Trump contro l’Avana. Il presidente USA ha infatti imposto il blocco petrolifero a seguito dell’arresto di Nicolas Maduro (il Venezuela era il principale rifornitore di greggio di Cuba). Un blocco energetico che si somma all’embargo in vigore da ormai 60 anni, che sta letteralmente mettendo in ginocchio l’isola e i suoi abitanti. 

Ma torniamo all’intervista pepata del quotidiano zurighese. Alla domanda di apertura Cavalli risponde così: “È vero. Tuttavia ognuno di noi ha pagato il proprio alloggio. Gli hotel più semplici sono attualmente chiusi perché non dispongono di generatori di corrente. E lo standard dell'Hotel Nacional è più paragonabile a quello di un hotel a 3,5 stelle in Svizzera”.

Altra domanda: con la vostra missione umanitaria non siete stati gli utili idioti del Governo? “No. Cuba è vittima del più lungo embargo della storia. L'attuale blocco totale ha raggiunto proporzioni quasi genocidarie; questa stretta petrolifera è criminale. Dopotutto, non abbiamo portato armi, ma aiuti umanitari”.

Cavalli, nel corso dell’intervista, ribadisce la sua diagnosi sulla crisi che attanaglia l’isola caraibica: “Certo, anche il governo cubano ha commesso degli errori; ad esempio, non ha attuato le riforme economiche con sufficiente rapidità. Ci sono corruzione e burocrazia dilagante, problemi che abbiamo riscontrato ripetutamente nei nostri progetti di aiuto. Ma il 90% dei principali problemi del paese è attribuibile al blocco statunitense, durato 60 anni. Questo è costato a Cuba centinaia di miliardi di dollari. Non c'è da stupirsi che il tenore di vita odierno sia ben lontano da quello che potrebbe essere. Il breve disgelo sotto Obama ne è la prova: quando allentò in parte l'embargo, arrivarono molti turisti e Cuba rifiorì; si respirava un'atmosfera completamente diversa. Trump ha distrutto tutto questo di nuovo”.

Insomma, per Cavalli, la colpa è al 90% degli yankee, e al 10% del governo rivoluzionario al potere dal 1959. Un Governo che questa volta scricchiola come non mai: “Sono partito con il cuore pesante. Cuba ci ha sorpreso tante volte, ed è proprio lì che ripongo la mia speranza. Ma ora la pressione americana è diventata enorme, perché Trump sa bene che l’isola non rimarrà a lungo così vulnerabile ai ricatti. Grazie ai pannelli solari cinesi, infatti, potrebbe liberarsi dalla morsa energetica degli Stati Uniti nel giro di pochi anni. Ma se gli Stati Uniti decidessero di fare sul serio, per il governo cubano sarebbe quasi impossibile resistere".

“Non ho mai avuto problemi a entrare in contatto con la gente - racconta ancora Cavalli - e questa volta non è stato diverso. Alcuni mi hanno detto che la situazione è così grave che nemmeno un'invasione americana potrebbe peggiorarla. Altri hanno affermato di non voler tornare a essere il bordello degli Stati Uniti e di non voler essere comandati a bacchetta dagli americani Naturalmente, mi sento più vicino al secondo punto di vista".

Infine, un’ultima provocazione: perché non ha viaggiato in nave, ma ha optato per la soluzione più comoda prendendo l’aereo? “Purtroppo soffro di mal di mare anche sul Lago Maggiore, quindi evito le barche. Inoltre, non avevo molto tempo a disposizione”.

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