POLITICA E POTERE
Pagani: "Non credo che la politica si lasci sfuggire il controllo sulle nomine"
In una lunga intervista al Corriere del Ticino, il Procuratore Generale torna sull’annosa questione: "Le polemiche tolgono attrattività alla carica"

LUGANO - Nomine, giustizia e politica. Andrea Pagani è tornato a parlarne in una lunga intervista concessa al Corriere del Ticino. Il Procuratore Generale, a distanza di qualche settimana dall'ultimo pacchetto approvato dal Gran Consiglio (tra le puntuali polemiche), ribadisce la sua linea sull'annosa questione.

"Certamente - afferma Pagani - le polemiche non fanno bene all’immagine in generale delle Istituzioni, siano esse giudiziarie, inquirenti o giudicanti. Ma soprattutto, ci tengo a sottolinearlo, tolgono attrattività alla carica e al desiderio di mettersi a disposizione dell’Istituzione e quindi a servire lo Stato. Gli avvocati, anche giovani, preferiscono esercitare la professione privata piuttosto che mettersi a disposizione facendo un regolarissimo concorso per poi magari finire sul giornale per polemiche che il candidato mai alimenta. Sono sempre polemiche frutto del fuoco che si innesca in seno alla politica. L’auspicio è che ciò possa finire il più presto possibile".

Il Procuratore Generale torna quindi a ribadire la sua ricetta per riformare il sistema: "A mio modo di vedere, e parlo solo per il Ministero pubblico e non delle autorità giudicanti, occorrerebbe che le nomine in mano al Parlamento siano solo quelle dei procuratori che vanno a comporre la Direzione dell’ufficio, vale a dire il procuratore generale e i suoi sostituti. Per le altre, come i procuratori pubblici e i sostituti procuratori pubblici, su concorso e dopo esame della commissione di esperti, l’ultima parola dovrebbe spettare a un’autorità terza. Dopo il preavviso della stessa Direzione del Ministero pubblico, ritengo che questa autorità possa essere il Consiglio della Magistratura".

Ma Pagani non si fa illusioni. Non crede che la politica si farà sfilare il controllo sulle nomine in magistratura:  "Sono piuttosto scettico. Credo che occorrerà qualche anno ancora prima che si possa arrivare a una soluzione diversa. E questo perché comprendo che l’autorità che oggi ha in mano le nomine non se le lascerà sfuggire presso altri organismi dello Stato. Questo sistema, quando sono stato nominato per la prima volta nel dicembre del 2002, funzionava ancora, nel senso che nella sostanza erano i capigruppo dei partiti ad accordarsi senza clamore e quindi senza le conseguenti polemiche. Polemiche che oggi portano ad avere la maggior parte delle candidature che provengono dall’interno del Ministero pubblico. E non, invece (come qualche volta aiuterebbe avere in un’ottica di complementarità delle esperienze), dall’esterno, da chi ha svolto per qualche anno la professione di avvocato".

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