POLITICA E POTERE
Ivan Belloni lascia il PLR e passa all'UDC: "Serve più coraggio e chiarezza"
L'ex deputato spiega il motivo della scelta: "L'UDC difende con maggiore convinzione l'indipendenza della Svizzera, la neutralità e..."

GENESTRERIO – Un percorso politico solido nel Mendrisiotto, iniziato tra i banchi del Consiglio comunale di Genestrerio e culminato con l'esperienza in Gran Consiglio a Bellinzona tra il 2008 e il 2011 nelle file del Partito Liberale Radicale e con la presidenza cantonale dei giovani liberali. Oggi, radicato a Genestrerio e attivo nel tessuto locale, Ivan Belloni compie una scelta di campo netta e di forte impatto politico: l'addio al PLR per aderire all'UDC. Il politico spiega i motivi del cambio di casacca, analizzando le sfide del Cantone e le divergenze ideologiche che lo hanno portato alla decisione.

Dopo tanti anni nel PLR, perché ha deciso di aderire all'UDC?

“È stata una decisione maturata nel tempo e sempre più convinta negli ultimi anni e non dettata da motivi personali. Ringrazio il PLR per il percorso svolto, ho potuto fare tanti anni fa un’esperienza molto positiva in Gran Consiglio, in anni dove il partito già scricchiolava e in altri consessi minori ma pur sempre importanti. Ho conosciuto tante valide persone che ho avuto modo di apprezzare per il loro impegno. Tuttavia, negli ultimi anni ho sentito una crescente distanza tra le mie convinzioni e la linea politica del partito. Cercavo un movimento che difendesse con maggiore determinazione la sovranità della Svizzera, la sicurezza, il contenimento della spesa pubblica e la tutela del ceto medio. Nell'UDC ho trovato una maggiore coerenza con questi valori in cui mi identifico”.

Quali sono le principali differenze che vede tra PLR e UDC a livello nazionale?

“La differenza principale riguarda l'approccio politico. L'UDC difende con maggiore convinzione l'indipendenza della Svizzera, la neutralità, un controllo rigoroso dell'immigrazione e una minore ingerenza dello Stato. Il PLR rimane un partito liberale in economia, ma negli ultimi anni ha assunto posizioni più concilianti su diversi temi, in particolare nei rapporti con l'Unione Europea e nella gestione della migrazione. Personalmente ritengo che oggi servano scelte più chiare e più coraggiose”.

E a livello cantonale, quali differenze sono più evidenti?

“In Ticino la priorità dovrebbe essere la difesa dei cittadini, dei lavoratori e delle imprese locali. Credo che servano meno tasse, meno burocrazia e uno Stato più efficiente. L'UDC insiste maggiormente sulla riduzione della spesa pubblica prima di chiedere nuovi sacrifici ai contribuenti. È inoltre molto attenta alla questione dei frontalieri, alla protezione del mercato del lavoro ticinese e alla sicurezza del territorio”.

C'è un tema che ha inciso più degli altri sulla scelta?

“Sì. Ritengo che oggi la Svizzera debba tornare a mettere al centro i propri cittadini. Penso alla pressione migratoria, alla perdita di potere d'acquisto, ai costi della sanità, alla sicurezza e alla difesa della nostra neutralità. Sono temi sui quali sento che l'UDC mantiene una linea più chiara e coerente. Qualcuno dirà che si tratta di una scelta anche d’opportunismo. Capisco che qualcuno possa pensarla così, ma chi mi conosce sa che ho sempre espresso le mie idee con coerenza. Non ho cambiato partito per avere certa una carica o per convenienza personale. Ho semplicemente scelto il progetto politico che oggi rappresenta meglio ciò in cui credo”.

Quale messaggio vuole lanciare ai suoi elettori?

“Ricomincerò a fare politica attiva con serietà, trasparenza e disponibilità all'ascolto. Cambia il simbolo, ma non cambia il mio impegno per il Ticino e per la Svizzera. Desidero rappresentare chi chiede più responsabilità nella gestione delle finanze pubbliche, più sicurezza, una politica migratoria credibile e una maggiore attenzione alle famiglie, ai pensionati, ai lavoratori e alle imprese. Questa scelta nasce dalla convinzione che oggi l'UDC sia il partito che interpreta meglio queste priorità. “L’UDC dopo anni di lotta dal Parlamento e con le iniziative e referendum popolari, dove nelle ultime otto occasioni ha sempre ricevuto l’avallo popolare, merita a mio avviso d’entrare in Consiglio di Stato il prossimo aprile con un rappresentante. È da lì che secondo me l’UDC potrà fare ancor più la differenza”.

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