POLITICA E POTERE
Zali al capolinea 
Democrazia fa rima con pudore, misura, umiltà e spirito di servizio a favore del popolo, l’opposto di quanto stiamo leggendo. 
TIPRESS

di Andrea Leoni 

L’esperienza politica di Claudio Zali è conclusa, il Paese non lo perdonerà.  Da decidere gli resta soltanto quando mettere il punto. Oggi è ancora nelle condizioni di scegliere quanto prolungare per sé e per il suo Movimento il tempo di una partita il cui risultato è scritto, domani potrebbe perdere anche questo “vantaggio”. Non si sfugge al principio di realtà e il primo a saperlo è il diretto interessato che non difetta di acume intellettuale.

In una democrazia liberale, persino il presidente del Governo ha il diritto di potersi esprimere in privato come un Tony Montana di buone letture. Non ci accodiamo a coloro che sentenziano sulla base di parole carpite e diffuse illegalmente. Anzi, sconsigliamo dal voler assurgere a prova questo metodo che porta solo verso una barbarie di delazioni, ricatti e sputtanamenti. Chi non ha mai fatto una telefonata di cui vergognarsi, scagli per primo il cellulare. 

Il punto non sono le parole, ma i fatti. E se Zali ha il diritto di non essere “impiccato” per le sue esternazioni private, per quanto disgustose possano apparire, come presidente del Governo ha il dovere di fornire delle risposte all’opinione pubblica: ha mai picchiato una donna? Ha mai avuto comportamenti abusatori, violenti, minacciosi o ricattatori? Chi è quel personaggio tarantinesco, l’amico di Milano, che non lo tradirebbe mai? Ha utilizzato il suo ruolo istituzionale in modo improprio o illegale? Eccetera.

Alcune di queste domande gliele avrà poste anche il Procuratore Generale, che lo ha messo sotto inchiesta. A nostro avviso questa vicenda - quella del 14enne alla Farera - è al momento la più grave fra quella finora emerse, in quanto, al di là della rilevanza penale, fa trasparire una gestione del potere sfacciata e prepotente, con un legame diretto tra vita privata ed esercizio della funzione.

La stessa sfacciataggine che emerge dalla raccomandazione all’EOC. La stessa prepotenza che Zali ha rivolto ai presidenti di partito, colpevoli di aver fatto  con responsabilità il proprio dovere. Democrazia fa rima con pudore, misura, umiltà e spirito di servizio a favore del popolo, l’opposto di quanto stiamo leggendo. 

E il quadro che pare emergere dalla lettura di questi giorni, e dei mesi addietro, ci restituisce il ritratto di una vita disordinata e l’affannosa rincorsa da parte del protagonista di contenerla. Così come affiora l’incapacità di scindere il ruolo istituzionale dalla persona. Claudio Zali è Consigliere di Stato ma non possiede la carica né i dipartimenti che è (era…) chiamato a dirigere.

Al ministro leghista non resta da salvare una poltrona, ma l’integrità personale e più ancora l’immagine di quelle istituzioni di cui è stato per decenni il volto su scranni di assoluto prestigio, prima a Palazzo di giustizia poi alle Orsoline.

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