POLITICA E POTERE
Il Mattino lancia la “casa comune” del centrodestra: “Lega e UDC al tavolo. La casta fomenta le liti”
Il domenicale guarda oltre le Cantonali: “Un percorso del genere non si compie in pochi mesi”. L’obiettivo è federare i due partiti e intercettare l’“elettore silenzioso”

LUGANO – Non una lista unica da mettere in piedi in vista delle prossime elezioni cantonali e nemmeno un’operazione attraverso la quale la Lega dovrebbe inglobare l’UDC. Il Mattino della Domenica rilancia oggi il dibattito sui rapporti tra le due formazioni e guarda molto più lontano: alla costruzione di una vera e propria “casa comune” del centrodestra ticinese.

Il domenicale sgombra innanzitutto il campo dalle interpretazioni circolate nelle ultime settimane. “Tanto per cominciare, non c’è alcun diktat. Non c’è nessuno che ‘apparecchia la tavola e stabilisce i posti’. E non c’è nessuno che immagina di fagocitare qualcun altro. I rapporti di forza tra le due formazioni politiche bastano da soli a tagliare fuori un simile scenario”.

Un dato politico, però, secondo il Mattino esiste: “L’Udc, dopo aver chiuso la porta, l’ha riaperta”. E soprattutto “Lega ed Udc stanno ragionando, oltre che sui prossimi appuntamenti elettorali, sul futuro dell’area di centro-destra in Ticino”.

È proprio su questo secondo aspetto che il domenicale invita a spostare l’attenzione. Alla luce della forte convergenza sui principali temi politici, si chiede infatti se abbia ancora senso che a ogni appuntamento elettorale Lega e UDC replichino quello che viene ironicamente definito “l’asilo Mariuccia” attorno “a liste uniche, congiunzioni e tutto il resto”. Oppure se non sia arrivato il momento di consolidare strutturalmente la collaborazione “nell’interesse dell’area”.

Un’area che, sottolinea il giornale, deve fare i conti soprattutto con “l’elettore silenzioso di centrodestra”: quello che “non è tesserato, non partecipa ad eventi o pranzi di partito”, ma condivide molti dei temi portati avanti da Lega e UDC e, sul piano mediatico, dal Mattino. Un elettore che “vuole concretezza e risultati in linea con le promesse”.

Il domenicale elenca quindi il terreno politico sul quale ritiene esista già una sostanziale convergenza: “La difesa del ceto medio e delle piccole e medie imprese; la tutela del lavoro e delle opportunità per i ticinesi; la sicurezza del territorio e dei cittadini; la riduzione della spesa pubblica, delle ingerenze statali e della burocrazia; una politica sociale incentrata sui reali bisogni dei ticinesi; un fisco leggero e la ferma opposizione a ogni aggravio fiscale; la difesa dell’indipendenza, della sovranità e della neutralità della Svizzera; il controllo dell’immigrazione; la lotta al ‘caos asilo’”.

Il rischio, secondo il Mattino, è che le continue contrapposizioni interne finiscano per allontanare proprio quell’elettorato. “Se però l’area politica che dovrebbe ottenere risultati in questi ambiti si ‘perde via’ in gare a chi fa la pipì più lontano, l’elettore silenzioso finisce col non votare del tutto. O col votare scheda senza intestazione”.

Da qui la proposta politica vera e propria.

“Se si vuole che l’area di centro-destra cresca, se non si vuole lasciare questo Cantone in mano alla partitocrazia che l’ha conciato da sbatter via, è corretto che Lega ed Udc si siedano ad un tavolo”.

L'obiettivo dovrebbe essere quello di “cercare di costruire una ‘casa comune’ del centro-destra ticinese, che valorizzi e rispetti le peculiarità, le sensibilità, l’identità e la storia di chi ne farà eventualmente parte”.

Non dunque, almeno nelle intenzioni dichiarate, la scomparsa delle identità di Lega e UDC dentro un nuovo soggetto indistinto. Il modello evocato è piuttosto quello di una federazione: “Una ‘casa comune’ che possa federare Lega ed Udc, ma aperta a tutti i cittadini ticinesi che si riconoscono nell’area di riferimento”.

Il passaggio politicamente più significativo riguarda però i tempi. Il Mattino esclude esplicitamente che un progetto di questa portata possa essere costruito in funzione delle Cantonali del prossimo aprile.

“Un percorso del genere non si compie in pochi mesi: è palese che l’orizzonte temporale non può essere quindi quello delle prossime elezioni cantonali. Anche perché, è bene ricordarlo, la fretta è quasi sempre cattiva consigliera”.

Un progetto dunque di medio-lungo periodo, da costruire lontano dalla campagna elettorale e, almeno inizialmente, anche lontano dall’esposizione pubblica. “Le discussioni – che dovranno approfondire ogni aspetto – andranno fatte lontano dai riflettori e non certo sui media”.

Il domenicale definisce l’operazione “un passo coraggioso, orientato al futuro, che mette al centro i cittadini ed i temi” e prevede già forti resistenze da parte degli avversari politici e mediatici.

“Un passo che la partitocrazia ed i suoi media di regime vedono come il fumo negli occhi. Pertanto tenteranno di farlo fallire in ogni modo”.

La conclusione è un invito rivolto evidentemente sia alla Lega sia all’UDC a non ricadere nelle contrapposizioni che hanno caratterizzato anche il recente dibattito sulle alleanze: “La casta fomenta le liti a destra: ‘divide et impera’, lo sapevano già gli antichi romani. Non bisogna farsi impressionare”.

Più che un accordo elettorale, dunque, il Mattino mette sul tavolo un progetto politico per il dopo 2027: trasformare la collaborazione, spesso tormentata, tra Lega e UDC nel nucleo di un’area organizzata e più ampia del centrodestra ticinese.
 
 
 
 

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