POLITICA E POTERE
Cassa malati, la Lega rilancia: “Un premio unico nazionale”
Mazzoleni porta in Gran Consiglio un’iniziativa cantonale per cambiare la LAMal e superare le differenze territoriali  
CRONACA

Cassa malati, il rincaro rallenta ma il salasso resta. I partiti: "Ora bisogna intervenire sui costi"

30 SETTEMBRE 2026
CRONACA

Cassa malati, il rincaro rallenta ma il salasso resta. I partiti: "Ora bisogna intervenire sui costi"

30 SETTEMBRE 2026

BELLINZONA – Un unico premio di cassa malati per tutta la Svizzera. Stesso importo, a parità di età, franchigia e modello assicurativo, indipendentemente dal fatto che si viva in Ticino, a Zurigo o a Zugo. È la riforma della LAMal proposta dalla Lega dei Ticinesi con un’iniziativa cantonale presentata oggi in Gran Consiglio dal deputato Alessandro Mazzoleni e cofirmata da altri nove parlamentari del gruppo.

La proposta arriva a pochi giorni dall’annuncio dei premi 2027, che ancora una volta ha riportato in primo piano il divario tra il Ticino e il resto del Paese. Dal prossimo anno nel nostro Cantone il premio medio salirà del 3,7%, meno del 5% nazionale, ma resterà il più elevato della Svizzera: 519,90 franchi al mese contro una media di 412.

Ed è proprio il principio territoriale su cui oggi poggia il sistema che la Lega vuole mettere in discussione. Se le prestazioni dell’assicurazione obbligatoria sono definite a livello federale e riguardano l’intera popolazione, sostiene l’iniziativa, anche la solidarietà finanziaria dovrebbe diventare nazionale. Oggi, invece, le differenze dei costi sanitari tra i Cantoni finiscono per riflettersi direttamente sui premi pagati dagli assicurati che vi risiedono.

La proposta non prevede però un premio commisurato al reddito. È uno dei punti centrali del progetto: il premio ordinario resterebbe nominale, ma diventerebbe uniforme a livello nazionale. A parità di categoria d’età, franchigia e forma assicurativa, tutti partirebbero quindi dalla stessa cifra. Reddito e sostanza continuerebbero invece a entrare in gioco per stabilire chi ha diritto alle riduzioni individuali dei premi.

In altre parole, la Lega propone di separare nettamente due piani: da una parte il costo di base dell’assicurazione, uguale in tutto il Paese; dall’altra l’aiuto sociale, che rimarrebbe di competenza cantonale e verrebbe destinato in maniera mirata alle economie domestiche che ne hanno effettivamente bisogno.

C’è poi un argomento particolarmente legato alla realtà ticinese: la perifericità. L’iniziativa osserva che la possibilità teorica di curarsi fuori Cantone non significa avere ovunque le stesse condizioni concrete di accesso. Per chi vive in Ticino raggiungere i grandi centri sanitari della Svizzera interna comporta distanze, tempi e difficoltà organizzative ben diversi rispetto, per esempio, a chi abita a Zugo e può rivolgersi facilmente alle strutture zurighesi. Una differenza che diventa ancora più importante per chi necessita di cure ripetute, per gli anziani o per i malati cronici.

Secondo i promotori, mantenere un’offerta sanitaria adeguata anche nelle regioni periferiche risponde a un interesse dell’intero Paese e i relativi costi non dovrebbero quindi ricadere esclusivamente sugli abitanti di quelle regioni.

Ma il progetto va oltre il premio unico. Cambierebbe anche il ruolo della Confederazione e aumenterebbe la responsabilità degli assicuratori. Le casse dovrebbero trasmettere dati standardizzati e verificabili sui costi delle prestazioni, sulle spese amministrative, sui ricavi, sulle riserve e sulla compensazione dei rischi. Su questa base l’autorità federale determinerebbe ogni anno il premio nazionale.

E se i conti di un assicuratore non tornassero? Non sarebbe più scontato scaricare lo squilibrio sui premi. In presenza di scostamenti rilevanti o persistenti, la cassa dovrebbe spiegarne le ragioni e presentare misure correttive. La Confederazione dovrebbe stabilire se all’origine vi siano inefficienze gestionali, costi amministrativi, una struttura di rischio non adeguatamente compensata oppure fattori eccezionali.

Un meccanismo che, nelle intenzioni dell’iniziativa, dovrebbe responsabilizzare maggiormente le compagnie senza consentire tagli alle prestazioni obbligatorie, selezione dei rischi o ostacoli all’accesso alle cure.

La riforma toccherebbe anche la pianificazione sanitaria. Ai Cantoni resterebbe la responsabilità primaria di valutare i bisogni della popolazione e organizzare l’offerta, mentre alla Confederazione verrebbe affidato un maggiore ruolo di coordinamento. Berna potrebbe fissare obiettivi nazionali in materia di accessibilità, qualità, appropriatezza ed economicità, favorendo la collaborazione intercantonale e contrastando le duplicazioni non giustificate.

Resterebbero invece in vigore franchigia e aliquota percentuale, mantenendo quindi una quota di partecipazione individuale ai costi. E continuerebbero a essere i Cantoni a determinare concretamente le riduzioni dei premi sulla base della situazione economica degli assicurati.

Il cuore politico dell’iniziativa può essere riassunto in tre passaggi: premio AOMS nazionale uniforme, solidarietà territoriale su scala svizzera e aiuti individuali cantonali per chi ne ha bisogno. Il domicilio non determinerebbe più il premio di base e il reddito non ne determinerebbe l’importo, mentre agli assicuratori verrebbe chiesto di rispondere maggiormente della propria efficienza.

Ora la proposta dovrà affrontare l’iter in Gran Consiglio. Se otterrà il sostegno del Parlamento ticinese, sarà il Cantone a portare formalmente a Berna la richiesta di modificare la LAMal e le disposizioni collegate. E il testo contempla anche l’eventualità che, per realizzare un simile cambiamento del sistema, sia necessario intervenire sulla Costituzione federale.

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