Da un lato, infatti, il vento politico soffia forte e in maniera ostile in faccia ad entità come la RSI. Qui come altrove in Occidente. Dall'altro sovvertire un pregiudizio, un riflesso, fondato o meno che sia, che da anni modella e leviga il pensiero di chi è critico, disattento, o semplicemente ha meno soldi nel portafoglio e ha lo sguardo colmo di precarietà quando volge al futuro, è il peggiore dei compiti nell'esercizio della comunicazione e della politica. Ancora: l'enorme mutamento e ingrossamento del panorama mediatico, della sua fruizione, e del rapporto fra media e consumatore, sta ridisegnando le fondamenta che hanno retto per decenni l'idea stessa di un servizio pubblico e del suo finanziamento attraverso un canone pagato da tutti. C'è infine pure un incrocio di vendette e di interessi politici ed economici - legittimi ma troppo spesso furbescamente celati - tra chi comandava e ora non comanda più, tra chi vuol comandare (e chi ancora comanda), tra chi ha un'idea di società diversa. Tra questi alcuni ambiscono e lavorano alla realizzazione di questo progetto affinché si affermi anche sul proprio conto in banca.