Secondo Me
20.02.2020 - 12:200

Celio vs Merlo: "Riscrivere al femminile la LEDP? Un'assurdità"

L'ex deputato punge la leader di Più Donne: "Forse, per non urtare il suo femminismo, bisognerebbe volgere al femminile anche il suo nome..."

di Franco Celio*

La signora Cristiana Storelli, che negli ormai lontani anni '80 è stata la prima donna eletta alla presidenza del Gran Consiglio, ha pubblicato lo scorso 15 febbraio su "LaRegione", un articolo che metteva bene in evidenza l'inconsistenza della proposta della deputata Merlo - nel frattempo bocciata dal Legislativo - di riscrivere tutta al femminile la Legge sull'esercizio dei diritti politici. (LEDP). Dunque, la deputata Merlo (forse, per non urtare il suo femminismo, bisognerebbe volgere al femminile anche il suo nome, ma per non beccarci qualche denuncia lasciamo perdere...), non si accontentava neppure di quel petulante doppio plurale ("le cittadine e i cittadini", "le elettrici e gli elettori"...) che, in barba alle regole più elementari della grammatica italiana, imperversa ormai in Parlamento e fuori. Facendosi beffe a sua volta della grammatica, essa pretendeva addirittura l'eliminazione del genere maschile dalla legge (e forse non solo).

La signora Storelli ha illustrato con dovizia di esempi, le assurdità della proposta. Al suo limpido esposto non vi è sarebbe quindi nulla da aggiungere. Parlando della LEDP, non si può però fare a meno di osservare che ben altre sarebbero le cose da cambiare.

Ad esempio:

1. la grottesca aggiunta dei voti di lista a quelli ottenuti da ogni candidato, al fine di gonfiare artificiosamente i voti "personali" (sic!) di ognuno: un vero e proprio caso di falso in atto pubblico;

2. l'offensiva imposizione a tutti i candidati - caso unico a livello nazionale! - dell'obbligo di esibire il casellario giudiziale, come se fossero tutti sospetti delinquenti (senza peraltro che una ev. condanna abbia nessuna conseguenza);

3. la bislacca diluizione del momento del voto sull'arco di quasi un mese (nonché l'intervallo di due settimane tra il deposito delle candidature e la loro ufficializzazione), col rischio che il giorno "clou" passi inosservato;

4. infine l'anacronistica definizione di "convocazione delle assemblee dei Comuni" per indicare semplicemente l'organizzazione di una votazione:

Di cose da correggere ve ne sarebbero molte altre (basti pensare al pasticcio sorto di recente a proposito dell'invio delle schede per l'elezione al Consiglio degli Stati!).

L'avevo fatto presente più volte agli ex colleghi della Commissione che un paio di anni fa avrebbe dovuto esaminare il Messaggio governativo. Purtroppo il dogmatico considerarlo, da parte di taluni, un testo intoccabile, impedì qualunque modifica. È solo da sperare che, prima o poi, qualcuno si accorga della necessità di rivedere da cima a fondo questa sgangherata legge!

*Già deputato PLR

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