SECONDO ME
Amalia Mirante: "In Ticino siamo sempre più poveri"
"Il primo indispensabile passo è riconoscere il problema dei bassi salari e lavorare insieme per trovare una soluzione"
TiPress/Samuel Golay

di Amalia Mirante *

L’indicatore di deprivazione materiale e sociale misura quante persone hanno problemi finanziari tali da non potersi permettere di comprare cose di base o di fare attività normali. Ad esempio, cambiare vestiti vecchi, fare attività a pagamento nel tempo libero o avere un po’ di denaro ogni settimana per loro stessi.

Quest’anno, l’indicatore è stato aggiornato ma anche così il Ticino nel 2021 è il cantone con la percentuale più alta di persone che vivono in deprivazione materiale e sociale. Quasi uno su dieci non riesce a soddisfare almeno cinque dei tredici bisogni indagati; in Svizzera la media è uno su venti.

Alcuni esempi: il 14% delle persone vive in famiglie con almeno un ritardo di pagamento, il doppio della media nazionale. Quasi il 30% delle persone non potrebbe affrontare una spesa imprevista di 2.500 franchi, e la stessa percentuale dichiara di non poter sostituire mobili vecchi.

Anche per quanto riguarda il rischio di povertà, il Ticino è al primo posto. Quasi una persona su quattro è a rischio povertà: oltre 80.000 persone che vivono in famiglie con redditi inferiori al 60% del reddito mediano. Di queste, oltre 38.000 vivono addirittura con un reddito inferiore al 50%. Avere un basso reddito significa correre il rischio di essere emarginati dalle attività e dalla vita sociale.

La povertà colpisce principalmente famiglie monoparentali e persone sole, disoccupati e inattivi, stranieri e persone con bassa istruzione (e pensionati). Nel Ticino, queste categorie sono probabilmente sovra-rappresentate, ma questo non basta a spiegare il triste primato del cantone. Il reddito è il fattore più importante per garantire una buona qualità della vita e, guarda caso, il Ticino è il cantone con i salari più bassi della Svizzera. E guarda caso in Ticino il tasso di deprivazione materiale e sociale delle persone che lavorano è dell’8.4%, due volte e mezzo quello nazionale (3.3%).

Lo Stato svolge un ruolo importante attraverso numerosi strumenti a sostegno dei cittadini meno fortunati. Tuttavia, non possiamo ignorare il problema. Il numero di persone che non riesce a vivere dignitosamente con il proprio salario sta aumentando, così come cresce il numero di persone costrette a cercare lavoro in altri cantoni o di anziani in pensione che emigrano perché non riescono a sostenere le spese mensili.

Le risorse dello Stato non sono più sufficienti per far fronte a tutte queste sfide. Cosa fare? Il primo indispensabile passo è riconoscere il problema dei bassi salari e lavorare insieme per trovare una soluzione, coinvolgendo tutte le parti interessate, a partire dalle aziende presenti sul territorio. I cittadini del Canton Ticino lavorano duramente, e non meritano che la loro condizione sia ignorata. Tantomeno meritano di essere il fanalino di coda della Svizzera. Meritano attenzione e serietà. E soluzioni.

* deputata Avanti

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