SECONDO ME
Pedaggio al Gottardo, Romano non ci sta: "È discriminatorio per noi ticinesi"
Il Consigliere nazionale de Il Centro: "Non facciamoci prendere da facili discorsi. Un pedaggio interno non è svizzero"
TIPRESS

*Di Marco Romano

A scadenza regolare nella Berna federale si torna a parlare dell’introduzione -con forme che divengono sempre più fantasiose- di un pedaggio al San Gottardo. Ad ogni tornata i fronti si spaccano. Il consenso, tuttavia, sta pericolosamente crescendo; anche in Ticino. Non facciamoci prendere da facili discorsi.

Il problema reale non è il San Gottardo, ma in generale il traffico di attraversamento lungo l’intero asse nord-sud. Si focalizza attorno al San Gottardo perché ha una valenza simbolica e storica (quasi mitica), ma le medesime auto generano traffico e rallentamenti dalla frontiera con Francia/Germania fino a Chiasso lungo tutto l’asse. Ogni misura presa attorno al San Gottardo rappresenterebbe quindi una crassa discriminazione nei confronti del Ticino. Perché allora non al Seelisberg o sulla Axenstrasse? Non esistono e non devono esistere in Svizzera regioni per il cui accesso si paga una tassa aggiuntiva.


Anche eventuali misure compensatorie sono da respingere perché di fatto rappresentano una discriminazione. Uno zurighese che va a Losanna paga i 40 franchi della vignetta annuale, perché per andare a Bellinzona dovrebbe pagare i 40 franchi più un pedaggio? Non possiamo e dobbiamo accettarlo. Con un pedaggio creeremmo confini interni alla Svizzera medesima. Se vogliamo rendere meno attrattivo il transito alziamo la vignetta autostradale a 250 franchi, dando la possibilità ai residenti di dedurne 150 dalle imposte.


In alternativa, con le crescenti possibilità di gestione tecnologica del traffico si dosino i flussi in entrata alla Svizzera e nelle regioni prima del Canton Uri e della Leventina. Un pedaggio interno non è svizzero!

*dal profilo Facebook

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