SECONDO ME
Oliviero Pesenti: la povertà, gli slogan e la politica. "Il tempo delle parole è finito"
"Le elezioni cantonali del 2027 rappresentano un passaggio decisivo. Chi si candiderà dovrà spiegare quale modello economico intende promuovere e con quali strumenti concreti intende rafforzare la competitività del Ticino"
TIPRESS

di Oliviero Pesenti *

La povertà in Ticino non si combatte con slogan che lasciano il tempo che trovano, né con indignazioni periodiche. Serve strategia, scelte coerenti e volontà concreta di cambiare ciò che non funziona. Denunciare che il tasso di povertà è superiore alla media svizzera non basta: occorre affrontarne le cause strutturali.

Negli ultimi cinquant’anni il tessuto imprenditoriale ticinese ha creato ricchezza e occupazione. Grazie a investimenti e rischi assunti da molte imprese, lo Stato ha potuto finanziare servizi e politiche sociali. Questo patrimonio va riconosciuto, ma oggi il contesto è cambiato: la competizione internazionale è più intensa, i margini si riducono e la pressione sui salari aumenta.

È vero che il nostro Cantone è penalizzato dai costi della cassa malati più alti della Svizzera e che la vicinanza dell’Italia può creare pressione sui salari. Ma questo non può e non deve essere una scusa politica: la responsabilità di agire resta interamente nelle mani delle istituzioni.

Il mantra secondo cui i salari più bassi della Svizzera sarebbero l’unica causa della povertà è fuorviante. I salari influenzano certamente il reddito disponibile, ma la povertà è un fenomeno complesso e strutturale. L’economia, tuttavia, deve fare tutto il possibile per aumentare i salari, creando lavoro qualificato, valore aggiunto e opportunità stabili per tutti.

La povertà lavorativa si riduce aumentando la capacità dell’economia cantonale di generare valore aggiunto. Dove cresce la produttività, crescono i margini e, nel tempo, anche gli stipendi. Serve attrarre nuove imprese ad alto valore aggiunto, favorire innovazione e digitalizzazione, rafforzare la formazione tecnica e sostenere l’evoluzione qualitativa delle PMI già presenti sul territorio. Più competitività significa più valore e più capacità di remunerare il lavoro.

Ma il cambiamento non può essere lasciato alla sola iniziativa privata. La politica cantonale ha una responsabilità centrale: creare condizioni quadro attrattive, semplificare procedure, orientare incentivi verso innovazione e produttività, rafforzare la collaborazione tra industria e formazione. La politica non deve limitarsi a dichiarare “bisogna fare” o a denunciare periodicamente l’aumento della povertà. Serve concretezza, obiettivi misurabili e continuità strategica.

Tutti i partiti politici, nessuno escluso – compresi quelli progressisti – devono proporre soluzioni fattibili e non ideologiche. Anche i sindacati hanno un ruolo decisivo: difendere i lavoratori significa contribuire a costruire un sistema che generi più valore. Senza crescita, la redistribuzione diventa fragile.

Le elezioni cantonali del 2027 rappresentano un passaggio decisivo. Chi si candiderà dovrà spiegare quale modello economico intende promuovere e con quali strumenti concreti intende rafforzare la competitività del Ticino e ridurre strutturalmente la povertà. Chi verrà eletto dovrà trasformare gli impegni in azioni concrete.

Ridurre la povertà significa costruire un Ticino più competitivo, produttivo e ambizioso. Tutti devono fare la loro parte. Ma la politica non può più limitarsi a parole o analisi: deve assumersi responsabilità e guidare il cambiamento. Ogni anno perso in rinvii o tatticismi non è neutrale: è un anno perso per le famiglie, per i giovani, per il futuro del Cantone.

Il tempo delle parole è finito. È il momento delle responsabilità e della concretezza!

* imprenditore

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