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I siluri di Oliviero Pesenti: "Il gioco al massacro tra partiti deve finire!"
L'imprenditore: "La politica cantonale sta vivendo una crisi profonda, che non può più essere ignorata: una crisi di credibilità, autorevolezza e visione"

di Oliviero Pesenti *

La politica cantonale sta vivendo una crisi profonda, che non può più essere ignorata: una crisi di credibilità, autorevolezza e visione. I cittadini percepiscono una politica sempre più concentrata sui giochi interni, spesso impegnata in conflitti marginali e incapace di proporre idee chiare e concrete per il futuro del Cantone. Senza una prospettiva lungimirante, la politica perde la sua funzione essenziale: orientare, motivare e generare fiducia.

Questo problema non riguarda un singolo partito, ma l’intero sistema. La difficoltà dei partiti nel rinnovarsi non si limita ai contenuti, ma colpisce soprattutto la scelta delle persone chiamate a rappresentarli nelle istituzioni. La capacità di attrarre figure competenti, autorevoli e indipendenti è oggi uno dei limiti principali della politica cantonale. Il rinnovamento non è più un’opzione: è una necessità.

In questo contesto colpisce la scarsa presenza di imprenditori nei gremi politici locali e cantonali. Non perché il mondo economico abbia soluzioni miracolose, ma perché chi opera quotidianamente nell’economia reale porta esperienza concreta, senso della responsabilità, capacità decisionale e visione del medio-lungo termine. Competenze di cui oggi la politica avrebbe estremo bisogno.

Eppure il clima politico attuale, spesso conflittuale e autoreferenziale, scoraggia proprio quelle personalità che potrebbero dare un contributo serio e qualificato. È un problema che la politica non può più permettersi di ignorare.

Lo stallo legato all’attuazione delle due iniziative popolari sulle casse malati – quella della Lega e quella del Partito socialista – rappresenta l’esempio più evidente della crisi che stiamo vivendo.

Due iniziative approvate dal popolo e che oggi si trovano impantanate in una situazione confusa e surreale. Nessuno sembra realmente sapere come finanziare misure che comportano centinaia di milioni di franchi di costi.

Il Consiglio di Stato ha avanzato ipotesi prive di reali garanzie di sostenibilità, mentre il Gran Consiglio appare ostaggio di tatticismi politici e contrapposizioni ideologiche. Si parla addirittura di “spacchettare” le iniziative, creando di fatto una disparità di trattamento democratica difficilmente accettabile: un’iniziativa di serie A e una di serie B.

Ma la domanda centrale è un’altra: come si è arrivati a questo punto? Semplicemente perché alcuni partiti, in particolare i promotori delle due iniziative, hanno privilegiato la competizione politica rispetto alla responsabilità istituzionale. Da una parte una proposta fondata sulle deduzioni fiscali dei premi di cassa malati, dall’altra un’iniziativa finanziata attraverso un aumento generalizzato delle imposte. Due approcci opposti, lanciati senza alcun coordinamento e senza una seria riflessione sulla sostenibilità complessiva.

Era evidente che, in un momento di forte pressione sul potere d’acquisto delle famiglie, entrambe le iniziative avrebbero trovato il consenso popolare. Ma proprio per questo sarebbe servita maggiore responsabilità politica e istituzionale. La politica non può rincorrere il consenso immediato senza assumersi il dovere di dire con chiarezza come intende finanziare ciò che promette, senza pesare ulteriormente sulle spalle dei cittadini attraverso nuovi aumenti delle imposte.

Questo gioco al massacro tra partiti deve finire. I cittadini non possono più assistere a uno spettacolo fatto di litigi, tatticismi e scaricabarile mentre problemi concreti restano senza soluzione. La sensazione sempre più diffusa è che la politica abbia perso il contatto con la realtà e con il senso stesso delle istituzioni.

Le elezioni cantonali del 2027 rappresentano forse una delle ultime occasioni per recuperare credibilità. Ma questo richiede coraggio: il coraggio di aprire davvero i partiti a competenze nuove, di valorizzare il merito, di accettare il confronto con persone autorevoli e indipendenti, anche quando possono mettere in discussione equilibri consolidati.

Se non si avrà il coraggio di cambiare davvero, il rischio è evidente: assistere a un aumento impressionante delle schede bianche e dell’astensionismo nelle prossime elezioni cantonali. E se un giorno il voto di protesta o di sfiducia dovesse avvicinarsi al 40%, nessuno potrà più fingere di non aver capito il messaggio lanciato dai cittadini. Sarebbe il segnale di una frattura profonda tra popolazione e istituzioni democratiche.

Se la politica continuerà a privilegiare gli interessi di partito rispetto all’interesse del Cantone, il rischio sarà uno solo: perdere definitivamente la fiducia dei cittadini. E quando un popolo smette di credere nelle proprie istituzioni democratiche, il problema non è più soltanto politico. Diventa un problema per l’intera società.

* imprenditore

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