SECONDO ME
Perequazione, "come ci presentiamo a Berna quando chiediamo di cambiare le regole del gioco?"
Amalia Mirante: "Non si va a Berna con il cappello in mano. Si va con numeri, modelli e simulazioni. Oggi il Ticino paga il prezzo di una leggerezza"
TIPRESS

*Di Amalia Mirante

Con la decisione odierna del Consiglio federale di non accogliere le richieste del Ticino sulla perequazione intercantonale, si chiude, almeno per ora, una fase. E si apre una domanda più seria: come ci presentiamo a Berna quando chiediamo di cambiare le regole del gioco?

Noi, come Avanti con Ticino & Lavoro, avevamo provato a impostare il tema in modo diverso. Con la mozione del giugno 2024 non ci siamo limitati a dire che il Ticino è penalizzato. Quello è noto. I dati sui salari, sul mercato del lavoro, sulle dinamiche migratorie lo mostrano da anni. Abbiamo chiesto un passo in più: incaricare un istituto indipendente di analizzare in modo sistematico la perequazione, per costruire una base tecnica solida in vista della prossima revisione federale. In altre parole: smettere di rivendicare a parole e iniziare a dimostrare la fondatezza delle nostre rivendicazioni con i fatti.

La risposta del Consiglio di Stato alla nostra mozione è stata negativa. Non nel merito del problema, che viene riconosciuto, ma nel metodo. Ed è proprio questo il nocciolo della questione. Il Governo ha ritenuto di non dover commissionare uno studio esterno, sostenendo che il lavoro interno e i processi federali in corso sono sufficienti. Risultato: la mozione è ferma in Commissione della gestione. Di fatto, congelata, nonostante l’importanza fondamentale per il Cantone.

Ma cosa ancora peggiore, oggi è arrivata la decisione di Berna in merito alla perequazione ed è negativa.

Non è un caso. È la conseguenza di un’impostazione. La perequazione è un meccanismo tecnico, complesso, difeso da altri Cantoni che non hanno alcun interesse a modificarlo. Pensare di cambiarlo senza un dossier forte, indipendente, difficilmente contestabile, è illusorio. Non si va a Berna con il cappello in mano. Si va con numeri, modelli, simulazioni.

Oggi il Ticino paga il prezzo di questa leggerezza. Se non cambiamo metodo, nel 2030 saremo qui a commentare lo stesso risultato. E a piangere sul latte versato.

 

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