POLITICA E POTERE
Perequazione, il Governo attacca Berna: “Grande delusione. Minata la coesione nazionale”
“Alla luce della mancanza di sensibilità politica dimostrata dal Consiglio federale con la decisione comunicata oggi, il Consiglio di Stato intraprenderà ulteriori passi a salvaguardia degli interessi del Cantone"
TIPRESS/GALLI
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Perequazione intercantonale, il PLR: "Ticino penalizzato, rinvio inaccettabile"

07 APRILE 2026
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Perequazione intercantonale, il PLR: "Ticino penalizzato, rinvio inaccettabile"

07 APRILE 2026

BELLINZONA - Il Consiglio di Stato ha preso atto “con grande delusione” della decisione del Consiglio federale di non procedere, almeno fino al 2030, alla modifica dell’ordinanza sulla perequazione finanziaria. Per il governo ticinese, si tratta di una scelta che penalizza ancora una volta il Cantone e che dimostra una scarsa comprensione della sua realtà.

Secondo il Consiglio di Stato, la decisione del Consiglio federale “esprime una chiara mancanza di riconoscimento per la realtà del nostro Cantone, che continuerà a essere penalizzato in modo ingiusto rispetto al resto della Svizzera”. Una presa di posizione netta, che si spinge oltre il piano tecnico e assume un chiaro valore politico e istituzionale. Per l’Esecutivo cantonale, infatti, si tratta di “una decisione che mina la coesione nazionale e lo spirito di solidarietà svizzero”.

Al centro della questione vi è la modifica dell’ordinanza posta in consultazione, sostenuta dalla maggioranza dei Cantoni, che prevedeva l’introduzione di un nuovo meccanismo per la ponderazione del reddito dei frontalieri nel potenziale delle risorse. Un elemento ritenuto di primaria importanza per il Ticino, poiché avrebbe consentito di considerare in modo meno iniquo le specificità dei Cantoni di frontiera, il cui mercato del lavoro è caratterizzato da un elevato numero di frontalieri e da salari inferiori alla mediana nazionale.

Nel suo comunicato, il Consiglio di Stato ricorda come negli ultimi anni il Cantone si sia impegnato “con determinazione e in modo costruttivo” per sostenere le proprie richieste di revisione del meccanismo di perequazione finanziaria intercantonale. Un lavoro portato avanti attraverso il dialogo con l’Amministrazione federale delle finanze, ma anche tramite un’azione coordinata con la Deputazione ticinese alle Camere federali e con gli altri Cantoni coinvolti dalla modifica.

Proprio per questo, il governo cantonale esprime “profondo rammarico e incomprensione” per la decisione del Consiglio federale, comunicata oggi. Una scelta che, secondo Bellinzona, “contribuisce ad ampliare la distanza tra il Cantone Ticino e le istituzioni federali; un progressivo peggioramento dei rapporti che, a lungo termine, porterebbe a un degrado della coesione nazionale”.

Le rivendicazioni ticinesi, sottolinea ancora il Consiglio di Stato, non nascono dal nulla, ma si inseriscono “in un contesto storico ben definito, caratterizzato da sfide strutturali legate alla posizione di frontiera”, e sono sostenute da diversi studi scientifici. Eppure, nonostante gli sforzi compiuti per mettere in evidenza queste particolarità e nonostante il sostegno espresso dalla maggioranza dei Cantoni nell’ambito della consultazione, per il governo cantonale la decisione del Consiglio federale rappresenta “un chiaro mancato riconoscimento della realtà del nostro Cantone, che in ambito perequativo rimarrà nei prossimi anni ancora ingiustamente penalizzato rispetto al resto della Svizzera”.

Il Ticino, in ogni caso, assicura di non voler arretrare. “Nonostante l’esito negativo, l’impegno del Cantone Ticino proseguirà senza esitazioni anche in vista del prossimo rapporto sull’efficacia della perequazione finanziaria, previsto per il 2030”, si legge nella nota. In particolare, il Consiglio di Stato intende mantenere alta l’attenzione sul tema del reddito dei frontalieri nel potenziale delle risorse, così come sui fattori geo-topografici e socio-demografici, con l’obiettivo di ottenere “un sistema perequativo più equo e aderente alla realtà ticinese e che possa efficacemente contribuire a ridurre le crescenti disparità a livello intercantonale”.

Infine, il governo cantonale lascia intendere che la partita non si chiude qui. “Alla luce della mancanza di sensibilità politica dimostrata dal Consiglio federale con la decisione comunicata oggi, il Consiglio di Stato intraprenderà ulteriori passi a salvaguardia degli interessi del Cantone Ticino che saranno comunicati nelle prossime settimane”.

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