SECONDO ME
"Le iniziative non si votano per mandare un segnale"
Andrea Togni: "Non si vota per protestare, ma per decidere quale Svizzera vogliamo costruire"
TIPRESS

*Di Andrea Togni

Siamo stati chiamati ad esprimerci sulla impropriamente chiamata “Iniziativa per la sostenibilità”. Come spesso accade, il dibattito rischia di trasformarsi in scontro tra slogan, mentre il vero quesito dovrebbe essere molto più semplice: questa iniziativa risolve davvero i problemi che denuncia?

Troppo spesso si vota per "mandare un segnale" alle Istituzioni. È una tentazione comprensibile, ma pericolosa. Le leggi, e ancor più le norme costituzionali, non devono essere approvate per il messaggio che trasmettono, ma per gli effetti concreti che producono.

Questa iniziativa parte da una diagnosi condivisibile. Le preoccupazioni di molti cittadini sono legittime: la pressione sugli alloggi, l'aumento del traffico, la crescente richiesta di infrastrutture, la tutela del territorio, gestione dei flussi migratori e della qualità di vita sono temi reali. Ignorarli sarebbe un errore.

Ma riconoscere un problema non significa necessariamente approvare qualsiasi terapia, soprattutto se inefficace rispetto agli obiettivi dichiarati e pure molto dannosa per il nostro Cantone, semplicemente fissando in Costituzione una soglia demografica.

 I problemi evocati sono infatti concreti e spesso locali. Sono sfide che richiedono interventi mirati, competenze amministrative, investimenti intelligenti e visione strategica. La Svizzera ha costruito il proprio successo sulla capacità di affrontare le sfide con pragmatismo. Non con soluzioni simboliche.

Una politica efficace deve essere in grado di selezionare, pianificare, integrare e correggere, non limitarsi ad un asettico obiettivo numerico sperando che la realtà vi si adegui. La gestione del Paese consiste nel garantire crescita economica, coesione sociale, aiuto delle fasce più deboli, qualità del territorio e opportunità per le nuove generazioni.

 Sa il cuore mi ha portato verso un iniziale favore all’iniziativa, ritengo che il controllo dell'immigrazione sia un tema serio e che dovrebbe essere affrontato con maggior rigore ed efficacia. Controllo non significa però chiusura, piuttosto capacità di distinguere tra ciò che genera valore e ciò che crea squilibri, adattare gli strumenti alle esigenze del Paese, inasprire la procedura di ottenimento della residenza e del passaporto svizzero, rafforzare l’efficacia degli accordi di Dublino e, non da ultimo, rimandare immediatamente a casa chiunque non rispetti integralmente le nostre regole, cultura e tradizioni.

Per questo motivo il Partito Liberale ha deciso di votare NO a questa iniziativa, proprio perché i problemi evidenziati sono troppo importanti per essere affrontati con una risposta semplicistica, simbolica e che farebbe scattare conseguenze ancor più gravi per tutti.

Non si vota per protestare. Non si vota per sfogare un malessere ed inviare messaggi alle istituzioni. Si vota per decidere quale Svizzera vogliamo costruire in base al testo delle iniziative.

*Consigliere comunale PLR Lugano

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