"I beneficiari di queste sovvenzioni federali sono 22'560. Tra questi la Rolex e lo Young Boys. È ora di vederci chiaro"

di Fabio Regazzi*
Ogni anno la Confederazione versa quasi 49 miliardi di franchi sotto forma di sovvenzioni. Una cifra enorme, che rappresenta oltre la metà delle spese federali correnti. Eppure, se oggi chiedessimo chi beneficia concretamente di questi fondi pubblici, difficilmente otterremmo una risposta chiara e completa.
È proprio da questa constatazione, scaturita da un recente rapporto dell’Istituto di ricerca per la politica economica svizzera dell’Università di Lucerna, che nasce una serie di miei atti parlamentari e che il Consiglio degli Stati ha accolto in occasione della recente sessione estiva, nonostante l’opposizione del Consiglio federale. Una mozione per l’istituzione di un registro pubblico dei beneficiari delle sovvenzioni è stata approvata a larga maggioranza, mentre due postulati che chiedono una valutazione sistematica dell’efficacia dei sussidi e un possibile riesame periodico, tramite l’introduzione di una sunset-clause, degli stessi hanno ottenuto un ampio sostegno, uno addirittura all’unanimità.
Questo risultato dimostra che il tema è trasversale e che va oltre gli schieramenti politici. Non si tratta infatti di essere favorevoli o contrari ai sussidi. Molte sovvenzioni svolgono una funzione importante per il nostro Paese, ad esempio in settori come formazione, ricerca, agricoltura, infrastrutture di trasporto o la tutela del plurilinguismo. La domanda è piuttosto un’altra: sappiamo davvero chi riceve questi fondi? Sappiamo se raggiungono gli obiettivi per cui sono stati destinati? E sappiamo se, a distanza di anni o addirittura di decenni, continuano a essere necessari?
Lo studio dell’Università di Lucerna ha identificato 22’560 beneficiari diretti di sovvenzioni federali. Tra questi figurano naturalmente grandi istituzioni e programmi strategici, ma anche beneficiari che suscitano per lo meno qualche interrogativo, come ad esempio un contributo federale di 277’000 franchi versato a Rolex nel quadro delle politiche di accudimento extrafamiliare, o i quasi 130’000 franchi conferiti all’associazione “Milchjugend”, rivolta a “giovani lesbiche, gay, bisessuali, aro-ace, trans e intersessuali, nonché a tutti coloro che si collocano tra queste categorie o al di fuori di esse”, con il progetto “Falschsexuelle Welten” nel quadro di “iniziative di interesse nazionale”. O ancora 45’600 franchi a favore del club calcistico Young Boys per una non meglio precisata “azione umanitaria”.
Non spetta a me stabilire se questi contributi siano giustificati o meno. Si tratta invece di poter sapere con chiarezza chi riceve i fondi pubblici, per quali obiettivi e con quali risultati. In un contesto di finanze federali sempre più sotto pressione, non possiamo limitarci a discutere di nuovi risparmi o di nuove entrate. Dobbiamo prima chiederci se le risorse già disponibili vengono impiegate nel modo migliore possibile tenendo presente un principio fondamentale: i fondi pubblici non sono denaro dello Stato, ma dei cittadini-contribuenti.
La trasparenza non è un fine in sé e nemmeno un esercizio burocratico. È il presupposto indispensabile per qualsiasi dibattito serio sulla spesa pubblica. Solo così potremo garantire uno Stato efficiente, credibile e responsabile.
*Consigliere agli Stati Il Centro - articolo pubblicato sul Corriere del Ticino