Dal Ticino al Reno fino al Po, i segnali di una crisi che supera i confini: “Perso il 3,88% del PIL. Chi coordinerà l’uso di una risorsa sempre più scarsa?”

di Niccolò Salvioni *
Un nuovo studio econometrico quantifica per la prima volta, paese per paese, il costo delle siccità pluriennali in Europa — e la Svizzera, paradossalmente, risulta tra le economie più colpite in termini relativi
C'è un numero che sorprende chi pensa alla siccità come a un problema mediterraneo: -3,88%. È la quota di PIL che la Svizzera ha perso tra il 2015 e il 2018 a causa delle siccità pluriennali, quasi il triplo dell'impatto italiano nello stesso periodo (-1,38%), a fronte di un danno nominale quasi identico — 24,3 miliardi di euro. Lo rivela uno studio econometrico del Politecnico di Milano e del CMCC — Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Mastropietro, Daumas, Kotz, Tavoni, 2026), che per la prima volta mette a confronto sistematicamente l'impatto economico della scarsità d'acqua tra le economie europee (Ticinus; CMCC; abstract EGU 2026).
In Italia, lo stesso studio stima anche 330.000 posti di lavoro persi per effetto della siccità, con un conto destinato quasi a triplicare in uno scenario di riscaldamento globale di +2°C. L'estate appena trascorsa non è rimasta a guardare: è stata la più calda mai registrata nell'Europa occidentale nel bimestre giugno-luglio, con temperature superiori di oltre 2,5°C alla media 1991-2020 (Copernicus/Il Sole 24 Ore; newsroom24).
In Svizzera, l'acqua che manca
In Ticino il 2026 è già il quarto anno più arido dal 1900, con l'agricoltura sotto pressione (RSI) e deflussi crollati fino al 79% sotto la norma in alcuni bacini, come la Maggia a Solduno (RSI). Il fiume Ticino a Bellinzona ha viaggiato ad agosto ben sotto la media storica di 75 m³/s del periodo centennale, mentre la produzione idroelettrica di AET è calata tra il 40% e il 70% rispetto agli anni recenti per la scarsità d'acqua (Ticinonews).
Sullo sfondo, il Consiglio federale ha respinto il 26 agosto 2026 la mozione del deputato ticinese Bruno Storni, che chiedeva una nuova convenzione internazionale per la regolazione del Lago Maggiore: l'elaborazione di un accordo con l'Italia non partirà prima del 2027 (CdT; Ticinonews).
Il Reno che si restringe
A Basilea, porta d'ingresso fluviale delle merci in Svizzera, la portata del Reno è scesa quest'estate di quasi il 66% sotto la media storica di agosto (CdT), con l'idrometro tedesco di Kaub, punto strategico per il traffico commerciale, che ha rischiato di scendere sotto i 10 centimetri per la prima volta (CdT).
Le proiezioni dell'istituto di ricerca WSL indicano che il fiume potrebbe diventare non navigabile fino a cinque mesi l'anno entro la fine del secolo, costringendo a investimenti miliardari in alternative logistiche come ferrovia e strada (tvsvizzera; frontaliereticino).
Il Po in affanno
A sud delle Alpi, il fiume Po ha toccato a Cremona il 29 luglio 2026 un nuovo record negativo storico: -8,59 metri sotto lo zero idrometrico, peggio della già drammatica siccità del 2022 (Il Sole 24 Ore; ANSA). L'Autorità di bacino ha dichiarato la severità idrica alta sull'intero distretto, con ordinanze di "cauta navigazione".
Il conto per la filiera agricola italiana è già salato: secondo Coldiretti, tra ondate di calore, siccità e incendi i danni all'agricoltura hanno superato i 3 miliardi di euro nel 2026 (Rai News), mentre Confagricoltura e Cia stimano oltre 1,5 miliardi di euro di danni per la sola estate, con cali di resa fino al 40% per il riso e del 9% per il grano duro (Corriere della Sera).
Lo stesso studio Mastropietro-CMCC-Politecnico di Milano citato in apertura proietta che, in uno scenario di riscaldamento globale di +2°C, il conto per l'Italia salirebbe fino a 74 miliardi di euro (-3,99% del PIL) e a quasi 960.000 posti di lavoro persi — quasi il triplo dei valori già registrati nel periodo 2015-2018 (Sky TG24).
A peggiorare il quadro concorre il cuneo salino: la scarsissima portata ha permesso all'acqua marina di risalire il letto del fiume fino a 24,6 km sul ramo del Po di Venezia e 28,1 km sul Po di Goro, con il Po della Donzella e il Po di Tolle risultati completamente invasi dal sale, secondo il monitoraggio della Regione Emilia-Romagna di agosto 2026 (Regione Emilia-Romagna).
Il fenomeno ha già costretto il Consorzio di bonifica del Delta del Po a chiudere le derivazioni irrigue attorno a Porto Tolle (Il Sole 24 Ore): pur restando sotto il record di 40 km raggiunto nel 2022 secondo Arpae Emilia-Romagna, l'intrusione salina minaccia in modo duraturo la fertilità dei suoli e gli ecosistemi del Delta.
Una crisi di bacino, non di confine
Il filo che lega Svizzera, Reno e Po è lo stesso: un sistema idrico alpino che, secondo i glaciologi di ETH Zürich e GLAMOS, ha già superato il proprio "picco dell'acqua" — il punto oltre il quale i ghiacciai possono solo restituire meno acqua, non di più (GLAMOS).
In Vallese, il progetto Lienne-Raspille — un accordo da 65 milioni di franchi tra otto Comuni per trasferire acqua dal lago artificiale di Tseuzier a partire dal 2032 — mostra che soluzioni di governance multi-uso dei bacini alpini sono tecnicamente possibili (RTS).
La domanda che resta aperta, in Svizzera come lungo tutto l'arco alpino, è chi debba coordinare l'uso di una risorsa sempre più scarsa prima che la prossima estate raggiunga un nuovo record.
* analista politico-istituzionale indipendente