LISCIO E MACCHIATO
Crans-Montana, finora zero franchi alle vittime. E la mossa di Gobbi e Zali sul canone
a Liscio e Macchiato parliamo anche delle nuove ombre sul patrimonio dei Moretti e dell'incredibile decisione della Bulgaria su un'azienda luganese truffata

Apriamo l’edizione odierna di Liscio e Macchiato, lunedì 2 febbraio, https://www.youtube.com/watch?v=XJ7dsHWA_uA ancora con la tragedia di Crans-Montana. A un mese dal rogo di Capodanno si registra la quarantunesima vittima: un giovane cestista romando di 18 anni, morto all’ospedale di Zurigo. Salgono dunque a 41 le vittime del terribile incendio, oltre ai più di cento feriti che ancora sono ricoverati nei diversi ospedali.

Torniamo poi sui soldi, ancora una volta sui soldi dei Moretti. La scarcerazione di Jacques continua a far discutere, soprattutto per la cauzione di 200.000 franchi, giudicata da molti troppo esigua. La SonntagsZeitung ieri ha rivelato che le dichiarazioni fiscali dei coniugi Moretti stonerebbero – e non poco – rispetto alla cifra stabilita dalle autorità: il reddito dei due, nel 2024, ammontava a 253.000 franchi, ben più del doppio dei 10.000 franchi mensili indicati da Jacques Moretti come guadagno suo e della moglie.

Sempre in tema di soldi c’è il caso del ritardo nell’erogazione degli aiuti immediati promessi dal Cantone Vallese. Ricorderete: 10.000 franchi per le prime spese delle famiglie delle vittime. Il Blick oggi intervista una coppia che denuncia di non aver ricevuto ancora un solo franco, pur avendo due figlie ricoverate in due ospedali diversi con gravi ustioni riportate durante il rogo.

Sul fronte politico, spicca la presa di posizione di Norman Gobbi e Claudio Zali, che ieri sul Mattino si sono dichiarati favorevoli all’iniziativa “200 franchi bastano” sul canone SSR.

E chiudiamo con una vicenda clamorosa raccontata dal Corriere del Ticino: la truffa del 2019 ai danni di un’azienda luganese, colpita da un hackeraggio per 9 milioni di franchi. Dopo il recupero di circa 3 milioni attraverso una banca bulgara, il Tribunale d’appello di Sofia ha stabilito che la restante somma recuperata – altri 3 milioni e mezzo – non tornerà ai legittimi proprietari ma finirà nelle casse dello Stato bulgaro. Una decisione assurda, contro la quale le autorità penali ticinesi hanno già attivato una procedura coinvolgendo l’Ufficio federale di polizia.

 

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