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09.01.2020 - 08:280

Locarno, il 'doc' della RSI sulla Città Vecchia divide anche il Municipio. Per Scherrer è "un'occasione persa". Ma Salvioni dà la calza della Befana al regista

Alla stroncatura dei municipali Davide Giovannacci e Giuseppe Cotti si è aggiunta quella del sindaco. Mentre il suo collega Salvioni...

LOCARNO – Non c’è che dire: il documentario della RSI sulla Città Vecchia di Locarno sta facendo discutere. Alla stroncatura dei municipali Davide Giovannacci e Giuseppe Cotti (leggi qui) si è aggiunta quella del sindaco, Alain Scherrer: “Un’occasione persa. La nostra splendida Città Vecchia meritava di essere maggiormente valorizzata”.

Controcorrente, invece, l’opinione di un altro municipale locarnese, Niccolò Salvioni. “Interessante il documentario dal poliedrico titolo ‘Città vecchia, vita nuova’ diffuso domenica dalla TSI – ha scritto in un lungo post sempre su Facebook -. Ho guardato l‘opera del nostro regista di origine locarnese Paolo Vandoni che ho trovato intrigante, per spunti, idee, intrecci, immagini e suoni.

In 45‘ non è possibile accontentare tutti né essere completi nell‘esposto. Il documentario, capace di generare anche sensazioni e sentimenti profondi, non è stato concepito quale opera pubblicitaria o commerciale di un quartiere cittadino qualsiasi. Una città vecchia è speciale proprio per le sedimentazioni storiche ed intensi vissuti che contiene: un documentario non può che rappresentarne qualche spaccato, senza che tali omissioni debbano essere interpretate quale torto volontario, non fosse altro per rispetto alla libertà di espressione.

L‘opera, anche artistica, ha avuto il pregio, e il coraggio, di documentare il passato di taluni attori economici storici, di taluni ancora attivi ed apprezzati, di comparse e di artisti che hanno arricchito culturalmente la città vecchia locarnese che se ne vanno, mantenendo però profonde radici di amore con la regione e la nostra comunità (…).

 

La città vecchia rappresenta un ‘nucleo tradizionale’ di Locarno, e come succede in altri nuclei, ‘indova u sa parla amò dialett’ , a confronto con altre realtà meno caratterizzate, anonime, de-tradizionalizzate, ove non esiste più un vero e genuino consueto modo di vivere ‘da ticines’ aperto al mondo, non ha nulla da rimproverarsi. Anzi, rappresenta esempio di coesione sociale, di integrazione, di convivere tradizionale virtuoso, una vita frammista di libertà, cultura, arte, imprenditorialità ed ospitalità, ticinese, locarnese…”.

E conclude, Salvioni, assegnando, dopo la Befana, “una calza simbolica piena di dolci e caramelle e un grazie a Paolo Vandoni e a tutti che hanno collaborato con lui al magico documentario propostoci!”.

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