Trekking
05.08.2016 - 13:110
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:41

La nuova sfida di Fiorenzo Dadò: la conquista del Khan Tengri, il Signore del Cielo. "Lassù non sappiamo cosa troviamo, se la serenità o la tragedia della nostra vita". E dedica questa scalata alle vittime dei pedofili: "Spedirò da là una cartolina alle a

Il capogruppo del PPD in Gran Consiglio è partito questa notte per il Kirghizistan. Obiettivo scalare la montagna più alta del Paese

LOCARNO - Fiorenzo Dadò sfiderà una nuova vetta. Il capogruppo del PPD in Gran Consiglio è partito questa notte per il Kazakistan, dove insieme all’alpinista italiano Andrea Montolli, con il quale ha già scalato tre ottomila, cercherà di raggiungere la cima del Khan Tengri, “il Signore del cielo”.

Con i suoi 7’010 metri è la montagna più alta del Paese e fa parte della catena del Tien Shan (“La dimora dei cavalieri celesti”), lungo il confine con il Kirghizistan e la Cina.

“PARTIRE PER UNA MONTAGNA È COME SCAVARE DENTRO UNA SCATOLA NERA DI UN AREOPLANO, VAI ALLA SCOPERTA DEI SENTIMENTI CHE HANNO SEGNATO LA NOSTRA ESISTENZA”, ha scritto Dadò sul suo profilo Facebook.
“Dopo mesi di allenamento, oggi finalmente si parte alla volta del Kirghizistan. L’alpinismo ad alta quota è una scuola dura, a volte anche crudele. Però è una scuola di vita sincera, che ti dice tutto in modo limpido, come non accade sempre nella nostra esistenza. La montagna insegna a non barare, a essere onesti con se stessi e con quello che facciamo. Lassù è però sempre un'incognita, non sappiamo cosa troviamo, se la serenità o la tragedia della nostra vita. Perché, come diceva il grande alpinista Walter Bonatti, la montagna più alta, rimane ancora sempre dentro di noi”.

E questa nuova sfida del politico valmaggese ha un significato molto particolare: “Questa impresa alpinistica al Khan Tengri – ha raccontato Dadò in un’intervista concessa a LaRegione - sarà dedicata ai bambini vittime dei pedofili. Nel nostro Paese gli autori di questi gesti criminali vanno a mio parere condannati in modo più severo. Dal Paese asiatico spedirò quindi a tutte le autorità federali svizzere una cartolina prestampata nelle 4 lingue nazionali, che mi porto appresso, con la quale chiedo esplicitamente un inasprimento delle pene e l’avvio di un programma nazionale di prevenzione, oggi carente se non assente. È un atto dovuto anche a una cara amica purtroppo scomparsa, che da bambina ha subìto abusi”.

Il piano iniziale, ha raccontato Dadò a LaRegione, prevedeva la salita al Gasherbrum II (8’035 metri). Ma un infortunio muscolare ha impedito all’alpinista di portare a termine la necessaria preparazione.
“Ho dunque optato per questa cima che, malgrado non sia un ottomila, presenta parecchie difficoltà tecniche, soprattutto nelle parti terminali dell’ascesa. Si sale infatti lungo le creste e questo comporta l’esposizione a forti venti e a strapiombi. In compenso questo aspetto riduce i rischi legati alle valanghe e ai seracchi”.
Una volta giunti a Bishkek, i due alpinisti raggiungeranno la base della montagna dopo 400 chilometri. Poi, per ragioni di ordine logistico, saliranno in elicottero al campo base, situato a 4’000 metri.
“Mi mancherà un aspetto che mi sta molto a cuore: quello del contatto diretto con la popolazione locale, in questo caso dei nomadi kirghisi. Purtroppo stavolta non abbiamo potuto fare diversamente per ragioni organizzative”, ha spiegato Dadò a LaRegione ricordando le precedenti esperienze in Nepal.

I due alpinisti hanno stimato circa quindici giorni per portare a termine l’impresa. “L’impegno fisico e psicologico sarà notevole. Siamo ben preparati e motivati, affronteremo l’ascesa con entusiasmo e determinazione. Speriamo di avere fortuna con il tempo”.

Red


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