OLTRE L'ECONOMIA
Con il 5G si rafforza l’export
Cristina Maderni, Vice Presidente Cc-Ti, ci parla delle nuove tecnologie in relazione all'internazionalizzazione delle imprese ticinesi

di Cristina Maderni*

Se nei primi anni ’90 non fosse stato introdotto il 2G, lo standard digitale per la telefonia mobile, non ci sarebbero stati gli sms.

Senza il 3G, poi, i telefonini non avrebbero avuto l’accesso ad internet e senza il 4G gli smartphone non si sarebbero trasformati nei computer da tasca che oggi tutti usiamo. 

Ora è la volta del 5G. La quinta generazione dei sistemi di telefonia mobile, definita giustamente “l’autostrada dei dati”. Ovvero di quel flusso crescente d’informazioni, la nuova materia prima dell’economia mondiale, che sta radicalmente trasformando la produzione, i servizi e la nostra vita quotidiana. 

Già nel 2016 il volume dei dati prodotti in tutto il mondo era pari a 16,1 zettabyte, l’equivalente, si è stimato, di 230’000 bilioni di pagine di testi scritti a macchina su fogli A4. Negli ultimi cinque anni il traffico planetario di dati è aumentato di ben 14 volte. 

Ecco perché serve una tecnologia più affidabile e veloce per la loro trasmissione, elaborazione e archiviazione. Che solo il 5G può garantire grazie ad una velocità sino a 20 volte superiore a quella del 4G e di 222 volte rispetto ad un normale collegamento DSL.

La ricchezza della Svizzera è anche il risultato della forte interconnessione del nostro sistema produttivo e della ricerca con l’economia globale. Perciò, il 5G è un vettore competitivo fondamentale per tutta la piazza economica elvetica e per salvaguardare l’internazionalizzazione delle nostre imprese. 

Ma oggi, purtroppo, la discussione su questo nuovo standard di comunicazione e sui presunti rischi per la salute delle radio frequenze è affrontata in termini emozionali più che razionali. 

Paure non confermate da studi scientifici, ma che rallentano l’adozione di una tecnologia che, secondo l’Associazione Svizzera delle telecomunicazioni, garantirebbe un aumento del valore della produzione annua sino a 42,4 miliardi di franchi entro il 2030 e la creazione di 137mila nuovi posti di lavoro.

*Vice Presidente Camera di Commercio

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