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Premio Nobel all’Unione Europea? Ma fatemi il piacere!
Tra le motivazioni del premio si parla di riconciliazione. Quale riconciliazione?

Confesso che il primo pensiero che mi ha attraversato la mente dopo aver letto che il premio Nobel per la pace 2012 è stato assegnato all’Unione europea per “il suo contributo all’avanzamento della pace, della riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani” è stato: “che idiozia!”. Poi ho cercato di riflettere, di mettere a fuoco. Ma il giudizio non è cambiato. 

Certo è una questione di punti di vista. L’Unione Europea è un gigantesco apparato burocratico che fonda la sua esistenza su parametri economici e di mercato. Il Parlamento europeo per esempio non ha lo stesso peso politico della Banca Centrale Europea. Nonostante la pomposa retorica istituzionale e le buone intenzioni sull’”identità europea”, quella del “sentirsi membri di un paese ideale che abbraccia tutti nel nome della fratellanza continentale”, l’UE - dal trattato di Maastricht in poi - è stata particolarmente attiva nel imporre direttive di carattere economico agli stati membri. Cure da cavallo stile Fondo Monetario, ignorando completamente le conseguenze sociali e politiche di tali imposizioni.

Ma torniamo al premio Nobel. Di quale pace stiamo parlando? Di quali diritti stiamo parlando? L’Unione, pur non avendo un esercito, non è un entità neutrale. Non basta non avere le mani sporche di sangue per dichiararsi pacifisti. Alzi la mano chi ricorda un intervento decisivo delle istituzioni europee per fermare le guerre benedette dai patti atlantici.

Andate a chiedere ai greci o agli spagnoli cosa pensano del premio Nobel all’Unione Europea. Cosa pensano della grande idea di Europa. Probabilmente non vi risponderanno perché hanno altro a cui pensare. Stanno imparando sulla loro pelle che le ricette proposte da Bruxelles non solo gli mettono un cappio al collo per i prossimi decenni, ma hanno innescato una guerra: sociale, di classe e per la sopravvivenza. 

Tra le motivazioni del premio si parla di riconciliazione. Quale riconciliazione? Quella che dalla fine della Seconda guerra mondiale ad oggi in tutto il continente ha portato all’affermazione dei  nuovi nazionalismi  con derive xenofobe? Probabilmente i saggi del Comitato Nobel escono poco per le strade di Oslo, altrimenti si sarebbero accorti che vivono nello stesso paese della strage di Utoya.

Ma non basta. I premi bisogna meritarseli. E allora ecco che secondo gli illustri membri del Comitato “l’Unione Europea avrebbe contribuito all’avanzamento dei diritti umani”. Bene. Allora qualcuno a Bruxelles deve aver chiuso gli occhi di fronte ai naufragi di migranti morti nei mari europei. 

Ma in fondo di che mi stupisco. Basta vedere a chi è stata appuntata la medaglia nel corso degli anni: al fianco di grandi nomi come Martin Luther King, Nelson Mandela, Rigoberta Menchù c’è gente come Henry Kissinger. Lui il premio Nobel per la pace lo ha vinto nel 1973, tra un consiglio e l’altro al generale Augusto Pinochet.

Italo Carrasco

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