Mano pesante dei giudici brasiliani nei confronti di José Dirceu, storico braccio destro dell'ex presidente Lula, nonchè uno dei politici più influenti del Brasile.
La Corte suprema (Stf) gli ha inflitto oggi 10 anni e 10 mesi di reclusione per corruzione e associazione a delinquere nel processo al cosiddetto "Mensalao", la compravendita di consensi parlamentari al primo governo Lula.
Dirceu, 66 anni, è stato ritenuto dai giudici l'ideatore dello schema di corruzione della tangentopoli brasiliana, che vede coinvolti anche l'ex presidente, José Genoino, e l'ex tesoriere, Delubio Soares, del Partito dei lavoratori (Pt, di sinistra), la formazione politica di Lula e dell'attuale presidente, Dilma Rousseff. Oltre a numerosi altri ex parlamentari, imprenditori, banchieri e affaristi: 37 imputati in totale. Il "Mensalao" è stato definito "il più scandaloso episodio di corruzione e deviazione di fondi pubblici mai scoperto in Brasile" dal procuratore generale della Repubblica, Roberto Gurgel, secondo il quale le prove contro Dirceu "sono state torrenziali".
Lula, pur dicendosi sempre all'oscuro delle "mazzette" pagate dal suo partito, quando scoppiò lo scandalo, nel 2005, si scusò pubblicamente dicendosi però sicuro che "non ci fu mai compravendita di voti". I giudici supremi hanno invece stabilito che il Pt comprò con denaro pubblico l'appoggio politico di alcuni parlamentari all'opposizione durante gli anni del primo governo Lula, tra il 2003 e il 2004.
A sette anni dall'esplosione dello scandalo, emerso con le rivelazioni del deputato del Partito laburista (Ptb) Roberto Jefferson, già condannato per corruzione e riciclaggio, gli undici giudici della Corte suprema brasiliana hanno ritenuto Dirceu l'artefice del sistema usato per deviare i fondi pubblici, almeno 40 milioni di euro secondo la polizia federale, necessari per comprare il consenso parlamentare a Lula.