...
Il 2012 è stato un anno movimentato per le banche elvetiche. Già in gennaio si sono registrate le dimissioni del presidente della Banca nazionale svizzera (BNS) Philipp Hildebrand, seguite dall'acquisizione della Wegelin & Co. da parte di Raiffeisen. Il segreto bancario è intanto sempre più minacciato.
Hildebrand ha rassegnato le dimissioni il 9 gennaio. Il lucernese ha gettato la spugna in seguito all'acquisto di valuta una settimana prima dell'introduzione, da parte della BNS, del corso minimo di 1,20 franchi per un euro, deciso nel settembre 2011. Effettuata su ordine della moglie, l'operazione - resa pubblica dal settimanale "Weltwoche" - ha permesso alla coppia di realizzare importanti guadagni.
Sul fronte dei conflitti fiscali la situazione si è rivelata particolarmente tesa con gli Stati Uniti. In seguito all'incriminazione di tre banchieri della Wegelin & Co., accusati di aver aiutato clienti americani a evadere il fisco, il 27 gennaio la Raiffeisen ha acquisito la Notenstein Privatbank AG, nella quale sono state trasferite le attività al di fuori degli Usa del più vecchio istituto di credito svizzero.
A inizio febbraio la stessa Wegelin è stata rinviata a giudizio negli Stati Uniti. Si è trattato della prima volta che le autorità americane trascinavano in tribunale per evasione una banca che ha sede dall'altra parte dell'Oceano.
Le autorità statunitensi stanno inoltre conducendo indagini contro almeno altri undici istituti elvetici, fra cui Credit Suisse, Julius Bär e le banche cantonali di Zurigo e Basilea.
Sempre sul fronte fiscale, la Confederazione ha siglato accordi con il Regno Unito e l'Austria. Un'intesa con la Germania è invece fallita a causa dell'opposizione della Camera dei Länder tedesca (Bundesrat). L'altra Camera, il Bundestag, aveva accettato il testo, ma ogni tentativo di mediazione è risultato vano.
Berna ha nel frattempo intavolato discussioni per simili accordi con Italia e Grecia. Un negoziato con Parigi è invece considerato molto difficile, in quanto il presidente francese François Hollande associa il modello di convenzione fiscale "Rubik" a un'"amnistia fiscale". L'inquilino dell'Eliseo è atteso in Svizzera per una visita ufficiale, ma la data non è ancora stata resa nota.
La crisi finanziaria ha influito sulle attività delle due grandi banche elvetiche anche nel 2012. Confrontate a un mercato difficile - con i problemi in Spagna e Italia - e all'adozione di nuove regole in materia di fondi propri, UBS e Credit Suisse sono state obbligate ad accelerare le ristrutturazioni.
Con la pubblicazione dei risultati del terzo trimestre, Credit Suisse ha annunciato un miliardo di franchi di economie supplementari entro il 2015, portando il totale a 4 miliardi. È prevista una soppressione di impieghi, che si aggiungerà a quella di 3'500 posti decisa l'anno scorso.
Più vaste le operazioni di UBS, che ha annunciato la ristrutturazione del settore banche d'affari e Investment Bank. Entro il 2015, gli effettivi verranno portati a 54'000, con una soppressione di 10'000 posti, di cui 2'500 in Svizzera. La misura colpirà soprattutto Londra e New York.