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La "Patrouille Suisse" ci sarà ancora dice Ueli Maurer
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L'esercito continuerà ad avere una formazione di volo acrobatico, anche se non nella forma attuale: lo ha dichiarato il ministro della difesa Ueli Maurer ai quotidiani "Nordwestschweiz" e "Südostschweiz" dicendosi inoltre sorpreso dalla reazione suscitata dall'annuncio di una possibile soppressione della "Patrouille Suisse".

Era stato lo stesso Maurer a manifestare l'intenzione di decretare la morte della pattuglia, fondata in concomitanza con l'Expo del 1964 e che da decenni partecipa ai maggiori meeting aerei in Svizzera e all'estero con i vecchi apparecchi Tiger F-5, dipinti di rosso e bianco.

Immediate le reazioni di protesta, in particolare da parte di Pro Libertate, un'associazione di destra che si è detta "indignata" per le intenzioni di Maurer e del Consiglio federale. Lo smantellamento della pattuglia è un fatto inaccettabile, in quanto essa costituisce "il biglietto da visita dell'esercito svizzero". Il suo compito è "dimostrare l'efficienza, la precisione e l'approntamento delle Forze aeree". Senza contare il fascino che la pattuglia esercita sui giovani, attirandoli verso mestieri legati all'aviazione.

Da qui la parziale "correzione" di Maurer, il quale ha precisato che conservare i vecchi velivoli costerebbe 30 milioni in più all'anno. Se rimanessero in servizio i Tiger F-5 l'aviazione militare si troverebbe con tre flotte: gli F/A-18, i futuri Gripen e i Tiger. "Non possiamo permettercelo". Tuttavia l'esercito continuerà ad avere una sua formazione di volo acrobatico, "ma senza dipingere la croce svizzera sui velivoli".

Vi è un problema di quantità, secondo il consigliere federale. L'aviazione possiede attualmente 54 Tiger e undici di essi compongono la "Patrouille". In futuro ci saranno 55 velivoli tra Gripen e F/A-18. "Dieci di essi non possiamo farli dipingere". Rimane comunque aperta la questione - ha detto Maurer nell'intervista - se far volare la pattuglia con i Gripen o gli F/A-18. "I vecchi Tiger potrebbero ancora rimanere in servizio due o tre anni, poi il discorso sarebbe definitivamente chiuso".

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