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"Ognuno è padrone in casa propria, però siamo determinati a far valere le nostre ragioni, sia con gli amici ticinesi sia con il governo di Roma". Così il presidente leghista della Lombardia, Roberto Maroni, ha parlato dei rischi che vede per i lavoratori frontalieri italiani dall'iniziativa UDC "Contro l'immigrazione di massa", in votazione il prossimo 9 febbraio per porre un tetto all'immigrazione e ai lavoratori stranieri.
"Noi abbiamo ottimi rapporti con il Canton Ticino - ha spiegato il governatore leghista di fronte alla platea dell'Alleanza delle Cooperative italiane - ma sia chiaro che non possono considerare i nostri lavoratori come dei topi (riferimento alla campagna di manifesti "balairatt.ch" promossa nel settembre 2010 dall'UDC ticinese, ndr) perché hanno una dignità che va rispettata". Del resto, ha sottolineato Maroni, gli svizzeri "non so come farebbero senza i lavoratori italiani".
Il governatore della Lombardia ha anche affermato che il governo italiano "non può mettere mano ad accordi fiscali con la Svizzera, che riguardano anche i ristorni dei frontalieri, senza coinvolgere la Regione Lombardia". "Lo dirò al ministro (dell'economia italiano ndr) Saccomanni - ha assicurato Maroni -. Non prenda alcuna decisione senza coinvolgere la Lombardia".