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Papa: basta guerre, sconfiggere piaga fame causata da sprechi
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Un forte appello per la fine di ogni conflitto in corso nel mondo, in primo luogo quello nella "amata Siria". E anche perché sia sconfitta la "piaga della fame", inasprita sia dalle guerre sia dagli "immensi sprechi di cui spesso siamo complici". Nel messaggio Urbi et Orbi, pronunciato dalla loggia centrale di San Pietro dinanzi a una folla di quasi duecentomila persone al termine della messa di Pasqua, papa Francesco ha posto ancora una volta la pace e l'aiuto alle popolazioni che soffrono al centro delle sue attenzioni e dei suoi richiami.

Una moltitudine delle grandi occasioni, con pellegrini da ogni continente, tanto da non trovar posto in Piazza San Pietro e gremire anche Via della Conciliazione, ha assistito stamane alla liturgia pasquale del Pontefice e alla sua benedizione "alla città e al mondo".

"Se Cristo non fosse risorto - ha detto il Papa nel suo messaggio, sottolineando il significato della Pasqua -, il Cristianesimo perderebbe il suo valore; tutta la missione della Chiesa esaurirebbe la sua spinta, perché è da lì che è partita e che sempre riparte". E proprio perché con la risurrezione di Cristo "l'amore ha vinto sull'odio, la misericordia sul peccato, il bene sul male", oggi la Chiesa guarda con ancora maggiore intensità a "ogni situazione umana, segnata dalla fragilità, dal peccato e dalla morte". Andando così "incontro all'altro", accanto "a chi è ferito dalla vita".

Il Papa si è rivolto quindi a Gesù risorto per invocare aiuto a "sconfiggere la piaga della fame, aggravata dai conflitti e dagli immensi sprechi si cui spesso siamo complici". A "proteggere gli indifesi, soprattutto i bambini, le donne, gli anziani", soprattutto se "oggetto di sfruttamento e abbandono". Ha esortato a curare i colpiti dall'epidemia di ebola in Africa, come da ogni malattia favorita dall'incuria e dalla miseria. Ha ricordato le persone sequestrate, e ha invocato "conforto" per i migranti, che lasciano i propri Paesi sperando "in un futuro migliore", in una maggiore "dignità", e anche spesso per poter "professare liberamente la propria fede".

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