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Pressing Obama su leader Centro America, stop immigrati
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L'emergenza immigrazione torna nell'agenda della Casa Bianca. Terminati i viaggi per le raccolte fondi sulla West Coast, il presidente Usa Barack Obama cerca di fare pressing sui presidenti di Guatemala, Honduras ed El Salvador per fermare il flusso di immigrati illegali in Usa, soprattutto minori non accompagnati, attraverso la frontiera con il Messico. È proprio da questi tre Paesi che la maggior parte dei bambini, spinti dai genitori e affidati a contrabbandieri senza scrupoli, fuggono dalla povertà e dalla violenza.

Ma Obama ha ribadito più di una volta che "ai minori che entrano illegalmente non sarà consentito rimanere", nonostante lo stesso presidente Usa abbia definito l'emergenza immigrazione "una crisi umanitaria".

L'incontro tra Obama e i tre leader dell'America centrale arriva dopo che l'amministrazione ha chiesto al Congresso più fondi e risorse per affrontare la crisi: più di 57.000 bambini non accompagnati e migliaia di adulti hanno attraversato il confine americano da ottobre. Un'emergenza che ha spinto il governatore del Texas, Rick Perry, a inviare 1.000 uomini della Guardia nazionale per rafforzare i controlli al confine.

Con l'avvicinarsi delle elezioni parlamentari di medio termine, Obama, che aveva fatto dell'immigrazione uno dei temi centrali delle sue campagne nel 2008 e nel 2012, si trova al centro delle polemiche "per non aver saputo affrontare il problema". Soprattutto perché il dibattito ha preso una piega inaspettata, con diverse manifestazioni anti-immigrati, soprattutto in California.

In una telefonata con il presidente del Messico Enrique Pea Nieto, Obama ha sottolineato la "vulnerabilità" dei minori che tentano di raggiungere gli Usa e ha accolto con favore gli sforzi del Messico nella lotta ai criminali che "corrompono le famiglie per incoraggiare i bambini ad un viaggio pericoloso".

Per il presidente dell'Honduras, Juan Orlando Hernandez, questo fenomeno, che ha raggiunto una magnitudo "senza precedenti" è strettamente legato al traffico di droga e alla violenza. Tuttavia, ha detto ieri in un'audizione al Congresso Usa, "pensiamo che è anche legato alla mancanza di chiarezza sulla riforma dell'immigrazione negli Usa".

Una riforma che è ancora bloccata al Congresso, a maggioranza repubblicana, che sull'argomento ha visioni diverse. Ma ora il tempo stringe: manca una settimana prima che il Congresso chiuda per le vacanze e tutti vorrebbero trovare una soluzione prima del 31 luglio, dal momento che i lavori riprenderanno l'8 settembre. Ad oggi sembra molto improbabile.

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