Il presidente del PPD traccia un amaro bilancio di legislatura e scrive: "L'unica vera misura di risparmio è stata quella proposta dal nostro ministro"

BELLINZONA – Il presidente del PPD, Giovanni Jelmini, lancia l’ultimo “appellone” elettorale sulle colonne dell’organo del partito, Popolo e Libertà. Jelmini traccia un amaro bilancio di legislatura e osserva che l’unica vera misura di risparmio strutturale è stata quella sui sussidi di cassa malati proposta dal ministro pipidino Paolo Beltraminelli.
“Il consuntivo della legislatura che sta terminando non è certamente confortante – scrive Jelmini nell’editoriale che proponiamo in anteprima -. La forte frammentazione del Parlamento e anche una certa perdita del senso della collegialità in Consiglio di Stato non hanno consentito alla politica di realizzare importanti progetti. In questi anni non è mai stato affrontato seriamente il tema della politica economica - la nuova legge sull’innovazione economica è stata presentata alla fine del mese scorso - e neppure è stato allestito un piano di risanamento delle finanze cantonali, come richiesto dai presidenti e dai capigruppo dei partiti di Governo nell’ambito delle discussioni sui preventivi del 2012”.
“La riorganizzazione dell’amministrazione pubblica – prosegue -, più volte da noi richiesta, avrebbe consentito al Cantone un utilizzo più razionale delle finanze, in modo da poter liberare parte delle risorse a disposizione per lo sviluppo economico e l’occupazione del Ticino. A questo proposito, l’unica vera e coraggiosa riforma realizzata in questi quattro anni è stata quella proposta dal DSS e relativa ai sussidi di cassa malati che oggi assicura al Cantone un risparmio di quasi 20 milioni di franchi all’anno”.
Poi Jelmini va al punto: “In questi giorni siamo chiamati a decidere a chi affidare la conduzione futura del Cantone e le possibilità che abbiamo non sono molte. Possiamo consegnare la guida del Ticino a chi fa leva sulle paure e sulle emozioni della gente, a chi fa promesse irrealizzabili, a chi propone risposte semplificate ai problemi complessi oppure possiamo delegare la gestione del Cantone a chi antepone ai reali bisogni della gente e del Paese la promozione della propria ideologia, spesso ampiamente superata dagli eventi della storia. Ma c’è anche una terza possibilità, che per noi rappresenta la vera sfida di questo momento elettorale e che è quella di affidare la conduzione del Cantone a persone responsabili, impegnate e realmente preoccupate del futuro del Paese, a persone che affrontano i problemi con serietà, analizzandoli e approfondendoli per poterli conoscere e risolvere”.
Questo modo di concepire la politica, scrive, “richiede tempo e tanto impegno; comporta un lavoro paziente, lungo e complesso. È il modo di lavorare che ci è stato insegnato da chi ci ha preceduti e che negli anni è riuscito a costruire un Paese che ancora oggi sta dimostrando al mondo intero di saper funzionare, di sapersi occupare dei propri cittadini, di saper difendere i valori fondamentali della libertà, della democrazia, della solidarietà, del rispetto e della responsabilità. È a queste persone che vogliamo affidare il futuro del Ticino. Tanto più in un momento importante e delicato come quello che stiamo attraversando; un momento di crisi economica ed occupazionale, ma soprattutto di crisi d’identità e di valori; un momento in cui, fuori dai nostri confini, vengono assassinati più di 300 cristiani al mese nella totale indifferenza delle istituzioni mondiali e, come ha detto Papa Francesco “spesso con il nostro silenzio complice”.
Ed è in un momento come questo che noi popolari democratici siamo disposti ad assumere maggiori responsabilità anche nella conduzione del Cantone. Vogliamo impegnarci nella prossima legislatura, come sempre abbiamo fatto nel passato, e vogliamo confrontarci, discutere e lavorare con tutte quelle forze politiche che alle proprie posizioni demagogiche o ideologiche vorranno e sapranno far prevalere i veri interessi dei cittadini e del Ticino”.