Il direttore della Camera di commercio e il segretaro del sindacato UNI spiegano cosa si attendono dai politici che verranno eletti domenica

LUGANO – Da oggi si aprono i seggi, i giochi sono ormai fatti e non resta che attendere di vedere cosa le urne ci riserveranno per il prossimo quadriennio. Durante questa campagna, il mondo del lavoro è stato certamente uno dei temi caldi. Ma, al di là delle dichiarazioni, cosa si aspetta dai futuri rappresentanti dei ticinesi, in governo come in parlamento, chi ne è attore? Domanda che abbiamo girato a due voci, l’una dell’economia, l’altra del mondo sindacale: Luca Albertoni, direttore della Camera di commercio ticinese, e Enrico Borelli, segretario regionale di Unia. “Il governo che vorrei è…”, la consegna affidata loro.
Borelli: “…attento ai problemi del mondo del lavoro. Anche nei fatti”
“Un governo e un parlamento più sensibili alle problematiche che investono i lavoratori”, dice Borelli. “Il mondo del lavoro sta conoscendo tensioni come non è mai stato nel corso della storia. Si trova in grossa difficoltà e con lui anche i salariati, che vivono condizioni sempre più difficili e precarie e a cui andrebbero quindi garantiti maggiori diritti e tutele”.
La richiesta è, insomma, quella di un maggiore occhio di riguardo. “Ma non solo a parole, anche nei fatti. Al di là delle dichiarazioni di facciata, da campagna elettorale, spero vengano adottate misure che rispondono ai bisogni che i salariati hanno e che riguardano tutto l’impianto dei diritti e tutele”.
Sul piatto ci sono poi anche temi e questioni che sono in realtà di competenza federale, come le assicurazioni sociali. E in questo senso, l’auspicio di Borelli è allora che i futuri rappresentati del cantone “evidenzino con più vigore all’autorità federale quelle che sono le problematiche del Ticino. Problematiche che sono veramente acute e drammatiche in un mercato del lavoro come quello attuale”.
Serve una inversione di marcia, “che il governo intervenga maggiormente in futuro, con una politica proattiva, rispetto al tipo di insediamenti industriali e aziendali che ci sono in questo Cantone. Altrimenti nei prossimi anni trasformeremo il Ticino, come già sta capitando, in una sorta di zona franca, di economia parallela rischiando di perdere definitivamente il treno rispetto a regioni più avanzate del Paese e consegnando le prossime generazioni a una situazione ancora più difficile e precaria. Non possiamo costruire il futuro del Ticino su speculazioni salariali, dumping, o salari che precludono occupazioni ai residenti”.
Ma poi, conclude Borelli con una nota dolceamara, “la storia insegna che i salariati si sono sempre dovuti conquistare i propri diritti, quindi non è che si abbia delle grandi aspettative per il prossimo quadriennio. L’auspicio però, se è questo che mi si chiede, resta”.
Albertoni: “…capace di discutere, abbandonando gli slogan”
“Il mio auspicio – risponde Albertoni – è che si riesca a discutere nel rispetto delle diverse posizioni. Che non significa annacquare la differenze, ma farlo, ognuno con le proprio posizioni, in un atteggiamento di dialogo, non ragionando su slogan elettorali spesso utilizzati anche al di fuori della campagna”.
Una diversa attitudine è quindi l’aspetto su cui Albertoni tiene a concentrare il suo invito ai prossimi rappresentanti del Cantone. Per quanto riguarda i temi, invece, “sono tanti e complessi. Ma in fondo sono le stesse cose che abbiamo avuto modo di dire più volte”. Una ripetizione forse significativa di per sé?
“Eh già, l’immobilismo è un altro tema. Chiaramente a noi preoccupa soprattutto quello fiscale, che è però un problema svizzero, non solo ticinese. Proprio negli scorsi giorni Le Temps illustrava chiaramente che la Svizzera è tutt’altro che un paradiso fiscale. Sia chiaro, qui non si tratta di ragionare in termini ‘paradisiaci’, ma di attrattività. E sulla fiscalità delle imprese e degli alti redditi c’è molto da lavorare, a livello cantonale come federale. Chiaramente è un tema trito e ritrito, ma che si ripresenta perché, anche se non è il solo, è certamente un elemento importante nell’ottica della nostra competitività nel contesto internazionale”.
E proprio a questo proposito Albertoni ricorda i progetti di riforme presentate al governo a fine 2013. “Sono rimasti lettera morta. Ma posso dire che li riproporremo al futuro governo nelle prossime settimane invitandolo nuovamente a prenderle in considerazione, perché sono possibili misure concrete che restano attuali e compatibili anche con quanto si sta discutendo a livello svizzero”.
Per la politica, riconosce però Albertoni, “oggettivamente non è facile prender misure a breve scadenza. Non si chiede quindi nessun piano congiunturale o occhio di riguardo per l’economia. Quello che vorrei vedere è soprattutto rispetto per le attività imprenditoriali e che queste non vengano eccessivamente ostacolate non solo dal punto di vista fiscale, ma anche nella stessa possibilità fare impresa, con pesantezze burocratiche che sono magari inutili”.
Fare impresa “non è scontato”, Albertoni si augura quindi “che si tenga conto di questo. Poi su questa base si potrà dialogare per costruire le singole misure. Trovo sia necessario un recupero di questa consapevolezza, di quello che è il tessuto produttivo del cantone. Principi semplici, ma che a volte sembrano esser stati un po’ dimenticati”.
IB