Movidagate, scoppiettante intervista a Giovanni Cansani, membro del CdA del Casinò di Lugano, che racconta fatti e circostante all'origine della bufera giudiziaria che ha colpito la casa da gioco e il NYX

LUGANO – Lo interrompo mentre sta preparando la marmellata di pere. “Ormai mi sono specializzato”, mi dice Giovanni Cansani. L’ex municipale socialista, e figura storica della sinistra luganese, è membro del Consiglio d’amministrazione del Casinò di Lugano.
Cansani, ma che è successo?
“Guardi non so che dirle…sono veramente deluso”.
Iniziamo dai due protagonisti finiti in manette.
“Questo Hector “Tito” Bravo Moron era incensurato. E anche Paolo Guarnieri era uscito pulito dalle inchieste che lo riguardavano in Italia. Non è che non ci siamo informati prima di fare accordi con loro. Per noi era una soluzione interessante”.
Perché?
“Abbiamo fatto un contratto con queste due persone perché erano pulite ed erano specializzate nel loro settore. E tutti questi passi li abbiamo sempre comunicati alla Commissione federale delle case da gioco. Non abbiamo fatto niente di nascosto”.
Però c’erano delle perplessità all’interno del Consiglio d’amministrazione sulla scelta di affidare a “Tito” la discoteca . Quindi?
“Le perplessità le avevo anch’io. Sa, le discoteche non sono il grotto delle ortiche. Sono ambienti dove c’è sempre qualcuno che beve, sniffa, fuma, con la gente che sta in giro fino alle cinque del mattino. Però, le ripeto, erano persone pulite. E poi…”.
Poi?
“Loro si erano assunti delle spese di ristrutturazioni non indifferenti per la discoteca. Infatti per un certo periodo non hanno pagato l’affitto per compensare gli ingenti investimenti economici fatti. Per il Casinò era mortificante avere una struttura preziosa, vuota e abbandonata. Per tutti questi motivi si decise di fare quella scelta”.
E della scelta di Guarnieri al marketing, che mi dice?
“Negli anni precedenti alla venuta di Guarnieri il marketing era fatto in modo impersonale. Per esempio a Milano con la pubblicità negli spazi della metropolitana o a San Siro. E questo tipo di réclame non era pagante per noi: nel senso che investivamo molto, ma il ritorno era poco. Poi abbiamo trovato Guarnieri che conosceva degli strati di popolazione Lombarda. Settori dove era estremamente interessante promuovere il Casinò. Dovevamo fare un salto di qualità. Tutto qui”.
E ieri quando è uscita la notizia che ha pensato?
"Quando ho visto la lista della spesa dei reati mi è venuto il mal di schiena, sul serio. La delusione è grande. Ma è molto facile avere delle perplessità oggi. Allora, ripeto ancora, ci trovavamo di fronte a persone pulite che ci consentivano di migliorare gli affari del Casinò”.
A questo punto si ripropone il solito tema: ma è giusto che un comune gestisca un casinò?
“Guardi, io l’ho detto in tempi non sospetti. Nella campagna elettorale del 2000, per la precisione. Se una città per questioni economiche deve far leva su un casino, non ci siamo. E la penso come allora. Abbiamo avuto un’opportunità di vendita. Ma in Municipio non c’era accordo. E abbiamo perso un’occasione non d’oro, ma di platino! E solo per troppa brama di soldi. Sbagliammo, fu un errore. Adesso nessuno è interessato a comprare questo casinò. E anche se ci fosse qualcuno, il valore è crollato. Vale poco, adesso. Le cose sono andate avanti verso il basso per tutti. La crisi, il crollo dell’Euro, sono stati fattori pesantissimi per i casinò”.
E adesso?
“Adesso dobbiamo darci da fare per rimetterlo in careggiata. Siamo costretti a mantenerlo a galla. Anche perché in futuro potrebbe tornare ad essere una risorsa preziosa per le case comunali. Bisogna anche dire questa verità: il casinò ha riversato milioni alla Città. Soldi che sono stati spesi per finanziare attività sportive e culturali preziosissime”.
Ma dopo tutte queste cose non le viene voglia di lasciare?
“Ma no, non adesso. Lasciare oggi sarebbe come scappare. E io non sono mai scappato nella mia vita. Ma in generale è chiaro che se io potessi lasciare, andrei molto volentieri. Io mi sono ritrovato cooptato nel Consiglio d’amministrazione, mio malgrado, dopo le dimissioni di Angelo Rossi. Non sono mai stato esperto di case da gioco, però mi sono dato da fare, ho cercato di portare il mio contributo. Certo, la mia presenza in Consiglio poteva durare meno. Due anni fa era stato deciso di ridurre da 7 a 5 il CdA. E il PS avrebbe perso un seggio. Per me non c’era nessun problema ad andarmene. Ma non c’era accordo tra i partiti. E così si decise di aspettare il rinnovo dei poteri comunali”.
Cosa pensa del timbro che John Noseda ha dato al Ministero Pubblico e che oggi ha toccato il Casinò?
“Sicuramente se fa queste tipo di azioni è giusto che le faccia. Noi ci siamo coperti le spalle comunicando sempre tutto alla Commissione federale delle case da gioco. E colgo l’occasione per dire una cosa a chiare lettere: ci controllano spesso e al buio. Sono la nostra cartina di torna sole”.
Ma come vede la sua Lugano oggi?
“Sta affrontando delle grandi sfide in un momento economicamente difficile. C’è un paradosso: rispetto a 20 anni fa lo strato finanziario che produce il gettito è moto più omogeneo tra persone giuridiche e fisiche. Ma, ragazzi, c’è una crisi che non l’abbiamo mai vista. E ci sono progetti politici non indifferenti da realizzare. È durissima”
Visto che ne parlano tutti, lo chiedo anche a lei. Deve ricandidarsi il sindaco Giorgio Giudici?
“Giudici non ha bisogno dei miei consigli e sa benissimo cosa deve fare. Le faccio però una riflessione personale: a me ogni tanto torna su il fatto di non essere più in Municipio. Ogni tanto mi dico: Giovanni potevi ricandidarti. Alla fine mi piaceva: mi occupavo di cose che mi interessavano molto come la scuola e la socialità, avevo per la testa mille progetti. E se è difficile per me confrontarmi con questi pensieri, non immagino cosa voglia dire per Giorgio. C’è un altro aspetto interessante: quando smetti di fare il municipale cadi immediatamente nell’anonimato. Per me questo non è un problema, io vado a spingere i carrelli al tavolino magico e faccio la vigna. Sono contento”.
E poi c’è una questione partitica?
“Ovvio, la scelta di Giudici non può essere solo personale. Lui è un jumbo jet per il PLR. E di questo lui e il partito devono tenerne conto. Poi sa, il Municipale, è un ruolo che logora, devi impegnarti al 150%, se vuoi farlo bene. Tornando al sindaco: io non sono mai stato a favore delle staffette. Se mi candido per quattro anni, resto quattro anni, io la penso così. Ma forse nel PLR una soluzione di questo tipo è inevitabile per gestire una situazione potenzialmente esplosiva. Ma, ripeto, sono riflessioni personali. Probabilmente neppure dettate dal buon senso…”
AELLE