Il preventivo il giorno dopo. Bertagni: "Manca coraggio", Pontiggia: "Pessimo, poi nuove tasse in stile Monti e risparmi al limite del ridicolo..."

BELLINZONA – Diverse le penne, le tesi, la linea editoriale, le aree di riferimento politiche e geografico. Ma entrambi critici, molto critici, sul preventivo 2013 presentato ieri dal Consiglio di Stato.
Il Corriere del Ticino e La Regione stroncano il documento, con due editoriali in prima pagina firmati dal coondirettore del quotidiano di Muzzano Fabio Pontiggia e dal vicedirettore di quello bellinzonese Aldo Bertagni.
LE STILETTATE DELLA REGIONE “Il rituale dei conti e il coraggio Che non c’è”, titola Aldo Bertagni. Ecco alcuni passaggi tratti dal testo.
Immobilismo garantito
È un gioco che nella migliore delle ipotesi garantisce l’immobilismo. Nella peggiore, apre le porte al dirupo. Perché, come scriveva proprio ieri Lucio Caracciolo su Repubblica, “in tempo di crisi la ragione va in soffitta. Si ricorre agli slogan”. L’editorialista si riferiva alle dispute fra Nord e Sud Europa, ma possiamo prendere quelle parole in prestito per raccontare cosa capita in Ticino quando si parla di conti dello Stato.
La coperta corta
Il gioco ha regole fisse. Il governo si arrovella sulla quadratura del cerchio (servizi a costi contenuti), partiti, comuni e associazioni di categoria varie tirano la coperta, il parlamento non resta insensibile e rivede i conti con “generosità”. Tutti gli anni è così, quando si presentano e approvano i preventivi. E quest’anno tutto lascia immaginare che vedremo lo stesso film.
Un punto di partenza
I conti 2013, almeno nelle previsioni, sono tanto “tirati” quanto trasparenti. Il Consiglio di Stato presenta un disavanzo di poco sotto i 200 milioni di franchi, ovvero sotto la soglia massima stabilita per non finire in autofinanziamento negativo. Che non è tutto, ma è qualcosa. Un punto di partenza. Anche perché il debito pubblico cosiddetto “primario” continua a salire (altri 220 milioni il prossimo anno) e non è questo che spaventa. Preoccupa (giustamente!) il disavanzo di gestione che è tutta un’altra cosa.
Il tabù
Partendo dal presupposto che alcuni servizi pubblici ci sono e non possono essere rivisti (pensiamo solo alla sicurezza garantita dalla polizia o all’aiuto sociale per ampie fasce di popolazione), la domanda che si ripropone ogni anno è: dove risparmiamo? Ce ne sarebbe un’altra, ma è diventata un tabu (a proposito delle ideologie invocate questa mattina da Marco Borradori): dove li prendiamo?
Serve il freno al disavanzo
Sempre il governo, per dirla tutta, ha indicato il metodo, la strada che ci porterebbe oltre il gioco invalidante sin qui descritto. Si chiama “freno al disavanzo”, ovvero un tetto oltre al quale s’impone obbligatoriamente una risposta (dal parlamento) alle domande di poc’anzi. Detta altrimenti, se si vuole spendere di più di quanto proposto dal Consiglio di Stato, sarebbe necessario dire dove si vogliono prendere i soldi. In quasi tutto il mondo la chiamano “responsabilità”. In Ticino, almeno per ora, si preferiscono gli slogan. Il progetto è infatti fermo in commissione parlamentare in attesa degli eventi.
GLI SCHIAFFONI DEL CORRIERE DEL TICINO “Se manca una politica finanziaria”, titola Fabio Pontiggia. Ecco alcuni estratti del suo editoriale.
Un pessimo preventivo
Il Cantone chiuderà pessimamente i suoi conti. Il 31 dicembre 2013 avrà accumulato un deficit corrente complessivo di 350 milioni di franchi in due anni e aumentato il debito pubblico di quasi 400 milioni, senza varare riforme particolarmente incisive per rafforzare l’economia, o potenziare la socialità, o migliorare il sistema scolastico, o per investimenti in opere pubbliche oltre l’abituale volume annuo, o per imprimere una svolta decisiva nella lotta al crimine.
Il Preventivo 2013, presentato ieri dal Consiglio di Stato, è per questo un pessimo preventivo.
L’ironia (fuori posto) dell’uomo di via Monte Boglia
Già un anno fa si era detto che la stagione delle sopravvenienze fiscali, del tesoretto prima negato e nascosto e poi emerso a poco a poco alla luce del sole, era agli sgoccioli e che il pesante deficit inserito nel Preventivo 2012 non sarebbe stato ribaltato in sede di consuntivo come invece era avvenuto nel quadriennio precedente. L’uomo di via Monte Boglia aveva fatto dell’ironia. La realtà dei fatti conferma che l’ironia era ed è fuori posto: quest’anno il Cantone chiuderà la gestione corrente nelle cifre rosse per 151,5 milioni di franchi; l’anno prossimo per 198,5 milioni.
Il giochino contabile
Eppure gli obiettivi finanziari, veramente minimi, inseriti dal Governo nel programma di legislatura non hanno suscitato particolari opposizioni. Con il Preventivo 2013 il Consiglio di Stato afferma di averli conseguiti. È una mezza verità. Il disavanzo d’esercizio è infatti portato poco sotto il limite dei 200 milioni di franchi grazie ad un giochino contabile: per la prima volta il Governo mette a preventivo un cospicuo importo relativo alle sopravvenienze fiscali. Con questo termine si indicano le imposte di anni precedenti (2005-2010) che l’Esecutivo non aveva previsto di incassare in quella misura e che ora prevede invece di incassare (sono 28,5 milioni di franchi). Se la convinzione del Governo è questa, cioè che vi siano 28,5 milioni di franchi di imposte di anni passati dovuti e pronti ad entrare nelle casse del Cantone, il gettito supplementare andrebbe correttamente contabilizzato il prossimo mese di marzo nel Consuntivo 2012 e non inserito adesso nel Preventivo 2013 per abbellirne il risultato finale e dimostrare di aver raggiunto gli obiettivi (senza questo banale trucchetto il deficit sarebbe di 227 milioni di franchi).
Nuove tasse in stile Monti e tagli che sfiorano il ridicolo! (per saperne di più clicca qui)
Poco importa che alcuni Cantoni agiscano in tal modo: in genere si imita il meglio non il peggio. Tanto più che ci sono misure di contenimento del disavanzo fortemente a rischio bocciatura in Parlamento: dal travaso di oneri sui Comuni (proprio quando diversi enti locali stanno tornando nelle cifre rosse) ai tagli sugli stipendi di funzionari e docenti (per questi ultimi il ministro dell’Educazione aveva addirittura promesso aumenti salariali); da certi incrementi di tariffe per prestazioni sociali (aiuto domiciliare), giù giù fino all’invenzione di nuove tasse in perfetto stile Monti (come la «tassa d’urgenza» agli sportelli statali). Per tacere di alcuni miniprovvedimenti che sfiorano il ridicolo. Uno su tutti: il Dipartimento delle istituzioni stamperà gli opuscoli per le votazioni popolari non più a colori ma in bianco e nero, premurandosi di assicurare che ciò avverrà «senza pregiudicare l’informazione ai cittadini.