In carcere un funzionario della Banca Notenstein, l'ex Wegelin di Lugano, e l'amministratore di una rete di uffici di cambio, la Cassa di cambi e gestione.

LUGANO – È una maxi truffa. In ballo, secondo le prime stime, ci sono una quindicina di milioni di franchi. Questa mattina il procuratore generale John Noseda ha fatto gli straordinari. Gli interrogatori degli imputati si sono susseguiti per l'intera giornata, fino alla decisione di arresto, che ora dovrà essere convalidata dal giudice dei provvedimenti coercitivi.
Le malversazioni, venute alla luce nell’ambito dei controlli contabili di fine anno, coinvolgono un funzionario di banca e un amministratore di uffici di cambio. Ieri sera la Polizia ha posto sotto sequestro gli uffici di cambio e ha prelevato i due accusati al loro domicilio.
Gli arrestati sono un funzionario della ex Banca Wegelin di Lugano, ora Notenstein, e l’amministratore di una rete di uffici di cambio valuta, con filiali, tra le altre, a Besazio, Arzo, Gandria: la Cassa di cambi e gestione (CCG), che recentemente aveva trasferito la propria sede giuridica a San Vittore, nei Grigioni. La CCG aveva subito negli ultimi due anni due ingenti rapine alla filiale di Besazio, e la foto si riferisce appunto all'episodio accaduto nel 2010.
I due, entrambi ticinesi, sono accusati di una serie di malversazioni commesse ai danni della banca. I reati che si ipotizzano nei loro confronti sono di truffa, appropriazione indebita e falsità in documenti. La cifra della malversazione si aggira, come detto, attorno ai 15 milioni di franchi.
Il sistema di questa truffa è tra i più classici: prelievo illecito di denaro per tappare buchi creati in precedenza con operazioni finanziarie sulle valute. Ma in questo caso non vi è alcun cliente danneggiato: i 15 milioni andati in fumo erano tutti della Banca Notenstein.
In sostanza, effettuando operazioni azzardate sui cambi, in complicità tra di loro, l'amministratore della CCG e il funzionario di banca hanno provocato grossi buchi finanziari, in particolare quest'anno, da quando è stato introdotto il tasso fisso franco/euro. In quel periodo ci sarebbero state, secondo gli inquirenti, le perdite più ingenti.
Per coprire quei buchi, i due hanno fatto figurare degli attivi inesistenti su alcuni conti dell'istituto di credito, spostando capitali in modo tale da non far figurare le perdite. Perdite che hanno assunto la proporzione di una voragine e sono venute alla luce in queste settimane nell'ambito delle verifiche di chiusura contabile annuale.
A questo punto la banca ha segnalato il caso al Ministero pubblico ed è scattata l'inchiesta che ha portato ai due arresti di oggi.
emmebi