Processo a porte chiuse alle Criminali di Lugano. A giudizio un 47enne, accusato di tratta di esseri umani e di stupri

di Marco Bazzi
LUGANO - Ha 47 anni e un nome impronunciabile: Lachezar Kastadinov Klimov. È il bulgaro a processo da questa mattina a Lugano per otto reati, dalla violenza carnale alla coazione sessuale. dalla tratta di esseri umani, al provimento della prostituzione. Sarto di formazione, appassionato di musica (percussionista), commerciante d'automobili, l'uomo è accusato dalla procuratrice pubblica Valentina Tuoni di aver gestito prostitute e di aver ripetutamente abusato di una ragazza che, per motivi di protezione, chiameremo con il nome di fantasia Maria.
Il processo, presieduto dal giudice Marco Villa, si svolge a porte chiuse proprio per garantire protezione alla vittima che, con le sue dichiarazioni, ha incastrato il magnaccia.
Viso affilato e mento sporgente, camicia a righe, capelli corti e brizzolati, un'espressione che non sprizza intelligenza, di fronte alla Corte delle assise criminali, il bulgaro ha detto di voler collaborare. Di non intendere avvalersi del diritto di non rispondere. Parla a stento italiano, Klimov e si avvale di una traduttrice.
"Sogno di aprire un'auto officina"
Dice di avere avuto 2'000 euro di debiti "con amici in Bulgaria", debiti da ripagare. A quale tasso di interesse? gli ha chiesto il giudice facendo aleggiare in aula lo spettro della "mafia bulgara". Dieci, venti per cento al mese, ha risposto lui. Ha anche ammesso di aver chiesto soldi in prestito per giocare. Ma sostiene di non aver nulla a che vedere con la mafia bulgara. Separato dalla moglie, padre di due figli, prima di finire in carcere nel giugno dello scorso anno, Klimov voleva stabilirsi in Ticino e aprire un'officina per auto. "Dal 206 ho questa idea e se potrò cercherò di realizzarla anche in futuro", ha detto in aula.
A questo punto è scoppiato in lacrime dicendo che vorrebbe vivere con la donna che era diventata la sua amante, prostituta anche lei, vittima (o in qualche modo complice, secondo la difesa, sostenuta dall'avvocato Rupen Nacaroglu) dei reati legati alla prostituzione. Ma questa stessa donna, con cui Klimov dice di aver convissuto sei anni (l'ha chiamata 'la mia compagna') e vorrebbe vivere ancora è, insieme alla vittima, la principale accusatrice dell'imputato: nei verbali ha confermato le violenze carnali commesse da Klimov su Maria, lo stato di sottomissione della vittima, i suoi pianti, la sua disperata rassegnazione.
"Un complotto delle due donne contro di me"
Quando il giudice ha letto i verbali della sua presunta amante, Klimov ha replicato che le due donne si sono messe d'accordo. Insomma, una sorta di complotto contro di lui. "Una delle due ragazze mi vuole fare del male, da due anni c'è un complotto contro di me, dovete scoprire voi quale delle due. Ritengo che le due ragazze abbiamo mantenuto un contatto tra loro e si sono messe d'accordo per danneggiarmi".
I reati sessuali, vale a dire le violenze, sono stati commesse da Klimov in un appartamento di Bellinzona, in un locale sopra il night notturno di Brissago e in auto. Ripetuta violenza carnale, si legge nell'atto d'accusa, "per avere nel periodo 7-8 marzo/8 maggio 2010, a Bellinzona, Brissago e in altre imprecisate località della zona, ripetutamente costretto Maria, in almeno dieci occasioni, a subire contro la sua volontà, la congiunzione carnale, usando nei suoi confronti violenza, minaccia e pressioni psicologiche". Rapporti di ogni tipo, ma soprattutto orali.
"Venti rapporti orali in un mese? No al massimo due"
Gli atti sessuali, che hanno una sola vittima, Maria, appunto, sono dettagliatamente descritti nell'atto d'accusa: violenza allo stato puro, totale mancanza di rispetto per la dignità umana. Ma l'imputato contesta gli abusi sessuali sostenendo che la ragazza era sempre consenziente. Completamente diversi i racconti della ragazza che sostiene di essere stata costretta a ogni tipo di rapporto sessuale. Almeno venti rapporti orali in un solo mese, quando lei alloggiava in un appartamento di Bellinzona. "Quando voleva un p.... - ha detto la ragazza nei verbali -, Klimov se lo prendeva. Mi costringeva a inghiottire sostenendo che faceva bene alla salute".
"Venti? No, al massimo due e sempre consenzienti", si è difeso l'imputato, sostenendo che tra lui e la giovane c'era del sentimento, che lui voleva aiutarla a uscire dal giro della prostituzione. "Non riuscivo a muovermi, ero impietrita, gli dicevo di lasciarmi stare, di lasciarmi dormire - ha raccontato la ragazza agli inquirenti parlando di altri rapporti sessuali -. Ma erano parole inutili. Lui continuava a fare di me quello che voleva".
Tratta di esseri umani: almeno sette vittime
I reati legati alla prostituzione coinvolgono, secondo l'accusa, almeno sette donne, reclutate in Bulgaria "a scopo di sfruttamento sessuale e di sfruttamento del loro lavoro". Gli episodi si riferiscono agli anni tra il 2006 e lo scorso anno. Klimov organizzava i viaggi delle ragazze in Svizzera, d'accordo con i loro "protettori" in Bulgaria e, secondo l'accusa, le piazzava in diversi locali a luci rosse: dal night Pirata di Bellinzona all'osteria Degli Sportivi di Arbedo, dall'albergo Centrale di Contone al bar Calipso di Melano, dal Notturno di Brissago al Dineas di Losone.
L'accusa: "Decideva i locali e le tariffe"
Decideva lui, imponendoli, i periodi e i luoghi in cui le donne dovevano prostituirsi. Imponeva loro il modo in cui adescare i clienti, le tariffe delle varie prestazioni sessuali, le obbligava a consegnargli il provento del loro lavoro (al netto dei costi di soggiorno). Insomma, le trattava come "schiave", "destinando le somme di denaro provento della prostituzione principalmente al pagamento dei debiti contratti con diversi usurai bulgari e alle sue necessità di sussistenza".
È un quadro terribile quello che emerge dall'atto d'accusa formulato al termine dell'inchiesta penale. Ragazze "comprate" in Bulgaria e portate in Ticino con lo scopo di sfruttarle. Ma questa è la realtà che sta molto spesso dietro il mondo delle luci rosse, che tanta ricchezza ha portato e continua a portare nelle tasche di chi ne ha fatto la fonte dei propri guadagni. Questa è le realtà, al di là di tutte le leggi e i regolamenti che si possono immaginare e varare.
"Le ragazze sapevano cosa venivano qui a fare"
Però la versione dell'imputato è diversa, la solita, scontata: "Le ragazze sapevano che venivano in Ticino a fare le prostitute. Io le ho solo portate qui. Erano consenzienti". Alla domanda del giudice Villa: "Perché lei ha ricevuto soldi almeno da due prostitute?". "Era un compenso da parte di Maria per averla portata qui e aiutata a sistemarla". I soldi che ho preso dalla mia "amante" invece facevano parte del suo contributo 'famigliare': "Vivevamo insieme da sei anni".
Klimov nega tutto: non solo le violenze carnali, ma anche lo sfruttamento della prostituzione e la tratta di esseri umani: "Le ragazze avevano i documenti, sapevano quello che avrebbero fatto in Svizzera. Abbiamo attraversato insieme molte frontiere. Come potevo costringerle? Hanno deciso loro di prostituirsi".
Insomma, Klimov sostiene di essere stato unicamente l'autista delle ragazze, colui che le portava in Ticino dalla Bulgaria e le aiutava a trovarsi una sistemazione in qualche night o locale a luci rosse. In cambio di un po' di soldi, ovviamente.