Il coondirettore del Corriere critica il ministro per l'epiteto con cui ha definito i franchi tiratori del PD che hanno affossato Prodi. "Da lui indignazione selettiva", la replica

BELLINZONA - Imbecilli. Li ha chiamati così il Consigliere di Stato Manuele Bertoli i 100 franchi tiratori del Partito Democratico che hanno affossato la corsa alla presidenza della Repoubblica di Romano Prodi. Imbecilli, oltre per negato al proprio fondatore di "salire" al Quirinale, anche per aver consegnato l'Italia alla destra berlusconiana per i prossimi anni. Questa la tesi Bertoli espresso in un articolo pubblicato sul suo blog nel fine settimana.
Un articolo che non è piaciuto al coondirettore del Corriere del Ticino Fabio Pontiggia che, questa mattina, sulle colonne del quotidiano, critica duramente il Direttore dell'educazione della cultura e dello sport.
"L'insulto come codice di comportamento"
"L'insulto- scrive Pontiggia - è ormai entrato nel codice di comportamento di chi fa politica. L’aggressione verbale contro l’avversario non è una prerogativa dei populismi vecchi e nuovi: dilaga anche nei partiti tradizionali e tra i politici apparentemente perbene. Perfino i fustigatori che un giorno sì e l’altro pure denunciano il degrado del clima politico, si lasciano andare non di rado all’offesa che colpisce la persona e investe in pieno le istituzioni".
"Non solo il Mattino e il Diavolo"
"Non solo Bossi o Grillo - prosegue il condirettore del Corriere - non solo il «Mattino» o il «Diavolo» offendono gratuitamente e pesantemente. Anche chi in passato si è detto indignato per i metodi utilizzati dagli opposti populismi sembra accettare il gioco duro e non si limita a smontare con abilità argomentativa le tesi e le posizioni altrui, ma entra a gamba tesa su chi sostiene ed esprime quelle tesi e quelle posizioni. Siamo al contagio, cioè all’incapacità di resistere alla tentazione di trasformare il concorrente o l’avversario politico nel nemico da colpire con violenza, da delegittimare, abbattere ed eliminare".
"Non serve l'indignazione a buon mercato"
"L’antidoto - conclude Pontiggia - non è l’indignazione a buon mercato, men che meno quella selettiva, cioè pronta a scattare quando l’insulto ferisce gli amici politici ma ipocritamente silente quando il medesimo insulto colpisce gli avversari (nel nostro cantone l’associazione Belticino è campione in questo genere di interventi pubblici). All’incultura dell’insulto si risponde con la cultura del confronto civile e rispettoso, incentrato sulle idee e non sulle persone, su ciò che un politico propone e fa e non su ciò che è o si vuol far credere che sia. In altri termini, ci si distanzia quotidianamente da quel metodo semplicemente non applicandolo. Non servono parole altisonanti e ripetitive: servono fatti".
La replica di Manuele Bertoli: "Indignazione selettiva"
E sulla sua bacheca Facebook è prontamente arrivata la risposta del Consigliere di Stato, che di seguito pubblichiamo per esteso.
"Fabio Pontiggia mi critica oggi dalle colonne del Corriere del Ticino per avere usato il termine “imbecilli” a proposito dei 100 franchi tiratori del PD che hanno silurato Romano Prodi per il Quirinale. Mi spiace di aver suscitato la sua indignazione e, se si conoscessero nomi e cognomi della centuria, sono pronto a scusarmi con questi prodi, chiedendo per favore di sapere le ragioni del loro gesto.
La filippica sull’insulto alla controparte politica mi pare invece un poco fuori posto, da un lato perché mi sono permesso di criticare duramente chi in Italia sta dalla mia parte, non degli avversari, e poi perché è un po’ difficile capire come si faccia ad invocare fatti concreti per distanziarsi dal metodo dell’aggressione verbale e poi, proprio nei fatti, pubblicare con la propria rotativa il Mattino della domenica, ovviamente senza alcun commento il lunedì, anche solo ogni tanto. Sarà questione di indignazione selettiva".