CRONACA
Marco Romano tra i richiedenti l'asilo e il modello olandese: "Esperienza impressionante"
Il consigliere nazionale ci racconta la sua visita al Centro di registrazione di Basilea e la visita in Olanda per studiare da vicino il modello olandese

TER APEL (Olanda) - Presto, dopo la revisione urgente della legge sull'asilo sulla quale dovrà esprimersi il popolo il prossimo 9 giugno, la politica federale si chinerà ancora sulla questione dei richiedenti l'asilo. Il modello a cui a Berna si guarda con particolare attenzione è quello olandese. Ed è proprio per poter discutere su fatti concreti che una delegazione di dodici deputati (consiglieri nazionali e consiglieri agli Stati di ogni partito) della Commissione istituzioni politiche ha deciso di intraprendere un mini tour in Olanda per vedere di persona l'applicazione del modello che si vorrebbe importare in Svizzera.

Prima di volare verso Amsterdam e quindi al centro richiedenti l'asilo di Ter Apel, la delegazione ieri ha trascorso l'intera giornata al centro di registrazione di Basilea. Tra icommissari c'era anche il consigliere nazionale Marco Romano al quale abbiamo chiesto di raccontarci l'esperienza vissuta in questi due giorni.

"È stata un'esperienza molto intensa, sia a Basilea sia in Olanda. La cosa che più mi ha colpito dal punto di vista umano è vedere tanti miei coetanei e bambini nel centro di Basilea. È difficile trovare le parole per descrivere quelli sguardi, gli occhi un po' smarriti di queste persone. È qualcosa che colpisce". 

Come si è svolta la giornata basilese?

"Siamo stati tutto il giorno nel centro, abbiamo pranzato con gli operatori e i richiedenti l'asilo. È stato molto interessante poter vedere tutti gli attori operativi nel centro di registrazione al lavoro. Ci hanno spiegato e fatto vedere ciò che fanno. Abbiamo parlato con chi si occupa di loro e anche con il comandante della polizia di Basilea il quale ci ha spiegato che anche da loro, come a Chiasso, ci sono problemi di ordine pubblico legati al fatto che alcuni rifugiati si ubriacano. Rispetto a Chiasso forse ci sono meno problemi anche perché la tipologia di richiedenti è leggermente diversa". 

E quale impressione si trae osservando dall'interno un centro richiedenti l'asilo?

"Abbiamo visto che c'è tanta gente che si impegna quotidianamente, fanno un lavoro difficile con estrema professionalità per fare andare il meglio possibile le cose e anche per combattere quella minoranza di persone che sbaglia". 

E poi l'Olanda.

"Siamo atterrati ad Amsterdam dove ad attenderci c'era il capo del servizio immigrazione. Abbiamo avuto modo di ascoltare e confrontarci con i politici olandesi che ci hanno spiegato la loro strategia migratoria e come si è sviluppato il dibattito politico nel corso della loro revisione della legge sull'asilo. Devo dire che abbiamo riscontrato parecchie similitudini con la nostra realtà e anche da loro tutte le forze politiche hanno capito che ci vuole una volontà comune per riformare la legge. Mi ha colpito una deputata di sinistra che ha spiegato che, nonostante le sue posizioni diverse dai suoi colleghi dello schieramento opposto, era importante intervenire e riformare la politica sull'asilo". 

Da Amsterdam quindi vi siete spostati a Ter Apel.

"Esatto. Si tratta di una ex base militare americana a circa 300 chilometri da Amsterdam e a 20 chilometri circa dalla città e dal paese più vicino. E già qui abbiamo notato la prima differenza: per la nostra geografia una cosa del genere in Svizzera non sarebbe possibile. Tutto intorno c'é solo campagna. Nel centro sono ospitati circa 1'200 rifugiati. La cosa impressionante è il loro sistema molto simile a una catena di montaggio, meccanico. Tutto si svolge nel centro e soprattutto tutto è protocollato ed eseguito in tempi definiti. Ogni giorno c'è una procedura da passare, dall'identificazione all'esame della situazione personale. Da loro la procedura per ogni richiedente l'asilo dura esattamente otto giorni, da noi spesso ci vogliono anni prima che l'autorità giunga a una decisione. Nel centro inoltre ci sono circa 400 avvocati pagati dallo Stato che seguono i casi. A chi non ha alcuna possibilità di vedere la propria richiesta accolta consigliano di lasciar perdere".

Cosa potrebbe prendere la Svizzera dall'esperienza olandese?

"Quello che è interessante è l'estrema efficenza all'interno del centro e la celerità con a quale vengono trattate le pratiche. Inoltre c'è la concentrazione di tutte le figure coinvolte in un solo posto. Questo è sicuramente un elemento da riprendere. In Olanda inoltre la procedura di rimpatrio dura al massimo 28 giorni. Tuttavia non è tutto oro ciò che luccica. Nel caso in cui ad esempio un rifugiato non accetti il rimpatrio, vene semplicemente messo per strada. Stesso discorso per chi magari torna al centro ubriaco: in questi casi la prima volta scatta l'ammonimento, la seconda una multa, la terza viene sbattuto per strada". 

Alla luce di quello che ha visto e pensando al dibattito spesso dai toni accesi sui richiedenti l'asilo in Svizzera, come giudica la sua esperienza?

"Quello dei richiedenti l'asilo è un mondo che non si finisce mai di scoprire. La legge va adattata continuamente perché i flussi migratori cambiano anche quelli continuamente. Ciò che è chiaro è che non si può generalizzare. Da fuori vediamo la questione dei richiedenti l'asilo come un pacchetto unico e uguale ma non è così. C'è una piccola minoranza di persone che ne approfitta, che sbaglia, ma la maggioranza sono individui che non sanno dove andare e che hanno delle storie difficili alle spalle".

ItaCa

 

 

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