CRONACA
Datamars: andiamo in Slovacchia e voi state a casa. Protesta contro l'azienda di Bedano
L'OCST rivendica un piano sociale "degno di questo nome" per i 13 dipendenti licenziati. Il trasferimento della produzione, dice il sindacato, è dettato da puri motivi di redditività

BEDANO - Tredici licenziati, la maggior parte dei quali fedeli dipendenti dell’azienda da dieci anni, con salari inferiori ai 3mila franchi mensili e oltre 50 anni di età, quindi difficilmente reinseribili nel mondo del lavoro. Ieri la protesta, davanti ai cancelli della Datamars, l’azienda leader nel settore dei microchip per animali e tessili. Già, perché ieri sono arrivati i primi operai slovacchi che il mese prossimo sostituiranno i ticinesi. E la produzione verrà trasferita in Slovacchia. Alla faccia del milione di franchi di contributo pubblico che l’azienda, diretta da Klaus Ackerstaff, ha ricevuto negli scorsi anni.

Il sindacato OCST ha messo in luce le difficoltà di una trattativa sindacale iniziata a maggio con la direzione della multinazionale che non lascia spiragli di speranza su quello che viene ormai definito l’obiettivo minimo – un piano sociale per i licenziati per garantire loro un adeguato sostegno economico per i primi mesi di disoccupazione – l’Ocst ha convocato una conferenza stampa davanti ai cancelli dell’azienda di Bedano.

I sindacalisti dell’Ocst hanno spiegato che tra il 2000 e il 2006 la Datamars ha anche ricevuto aiuti dal Cantone per la produzione e lo sviluppo in ragione di oltre un milione di franchi “e ora nega un piano sociale degno di questo nome ai 13 licenziati” – ha detto il sindacalista Giovanni Scolari. I licenziamenti e la chiusura dello stabilimento preposto alla produzione sono state decise unicamente per poter avere, in Slovacchia, “un costo del lavoro inferiore”. Nessun problema finanziario per la Datamars, nè bilanci in rosso. L’unico obiettivo è migliorare la redditività aziendale.

Uno dei lavoratori, dipendente da oltre 15 anni della Datamars, due figli di pochi anni da mantenere, ha detto che si attendeva un trattamento migliore da parte della direzione e spera comunque ancora nel varo di un piano sociale a partire da settembre, quando entrerà in disoccupazione. Altre dipendenti hanno espresso analoghi sentimenti, e hanno detto facciamo fatica a trovare un nuovo lavoro.

 

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