Giorgio Pellanda, direttore generale dell’EOC, spiega i motivi di questa collaborazione fra pubblico e privato: “L’idea nasce proprio dall’insoddisfazione del DSS per la situazione attuale emersa nel corso della revisione della pianificazione ospedaliera"

LUGANO – Di questa mattina l’annuncio di unire sotto un unico tetto i reparti di ostetricia e neonatologia dell’Ospedale Civico di Lugano e della Clinica Sant’Anna di Sorengo. Una collaborazione tra pubblico e privato che getterà le basi, scrivevano nel comunicato, per la nascita di un centro donna-mamma-bambino a Sorengo (vedi articolo allegato).
Abbiamo quindi contattato Giorgio Pellanda, Direttore generale dell’Ente Ospedaliero Cantonale, per saperne di più su questo importante accordo.
Innanzitutto, perché questa scelta di trasferire al privato la gestione della neonatologia?
“Attenzione, non è una delega, è una collaborazione che vedrà le due organizzazioni presenti insieme nell’esercizio dei mandati di prestazione. Non è quindi un trasferimento dall’ospedale pubblico alla clinica privata, ma una condivisione, una gestione in unione. L’idea nasce proprio dall’insoddisfazione del Dipartimento (DSS) per la situazione attuale emersa nel corso della revisione della pianificazione ospedaliera cantonale”.
Insoddisfazione?
“In Ticino abbiamo ben sei centri maternità dislocati nel territorio: sono tanti e solo pochi con dimensioni in grado di garantire alta qualità nei servizi e costi di gestione sopportabili. La volontà è quindi quella di concentrare le casistiche e, con i 1500 nascituri che vengono annualmente alla luce nel distretto, nel solo Luganese avvengono la metà delle nascite dell’intero cantone. Contando anche su questi numeri, il centro avrà quindi costi più sopportabili, nonché una migliore qualità diventando così attrattivo anche per altri distretti grazie ai maggiori mezzi e competenze specialistiche che sarà in grado di offrire”.
Cosa cambierà per le utenti con la nascita di questo centro?
“Per la paziente non ci dovrebbero essere particolari cambiamenti. Avrà sempre come riferimento il proprio medico di fiducia, ma in una struttura che svolge importanti attività e potrà quindi contare su servizi di maggiore qualità. Mentre nei casi più difficili, saprà di poter avere a disposizione in loco figure specialistiche che con 1500 nascite all’anno ci potremo permettere. Figure che con numeri più bassi non si possono avere e bisogna quindi cercarle altrove, dovendo uscire dai confini cantonali”.
Per quanto riguarda i costi invece?
“È ancora prematuro esprimersi a riguardo. Possiamo sicuramente immaginare che i costi per caso saranno inferiori a oggi, dato che quelli fissi verranno ripartiti su un numero maggiore di nascite”.
Non temete che la scelta di dislocare possa suscitare reazioni?
“Per il progetto ci attendiamo il sostegno del cantone. L’autorizzazione e l’approvazione di Governo e Parlamento infatti è essenziale, senza un ok da parte loro non si può cominciare a posare nemmeno una pietra. Ma se il progetto dovesse incontrare il loro favore, con il sostegno del cantone non ci attendiamo particolari reazioni. Saranno poi i medici a convogliare le loro pazienti verso questa struttura, quindi da parte degli utenti non ci attendiamo particolari reazioni. E per quanto riguarda il personale, già oggi contiamo su figure di elevato standard e di buona formazione, ragion per cui troveranno certamente posto anche nel nuovo centro. Non vedo dunque nessuna particolare controindicazione per questo progetto”.
In coda al comunicato si fa riferimento a future possibili collaborazioni anche per i reparti di senologia, oncologia e ortopedia. Dobbiamo aspettarci altri dislocamenti in futuro?
“Un passo per volta. Non dimentichiamo che siamo ancora a livello delle intenzioni, il lavoro vero deve ancora iniziare. Certo è che se parliamo di ginecologia, ostetricia e neonatologia, siamo nell’ambito donna-madre-bambino e diventerà quindi abbastanza logico considerare in questo pacchetto anche i mandati della senologia e dell’oncologia”.