Il sindacato prende posizione sulla recente decisione di intervento approvata dal Consiglio federale: “Al di là di alcune misure indubbiamente efficaci e indispensabili, poche altre hanno però una rilevanza degna di nota”

LUGANO – I Consiglio federale ha recentemente deciso di rafforzare ulteriormente le misure di accompagnamento alla libera circolazione. Una scelta, soprattutto per le regioni più esposte alle ricadute della libera circolazione quali il Ticino, positiva secondo l’OCST. Il sindacato non tarda però a frenare gli animi: “La soddisfazione è tuttavia solo parziale – scrive nel comunicato odierno –. Il bilancio di questa operazione rimane in chiaroscuro poiché i provvedimenti rimangono insufficienti”.
Secondo l’OCST infatti, nonostante l’apertura verso il rafforzamento delle misure di accompagnamento, l’indirizzo generale di approccio rimane immutato e quindi non ancora soddisfacente. Come spiegano nella nota, le proposte sottoposte dal sindacato alla SECO e allo speciale gruppo di lavoro preposto chiedevano in primo luogo che le misure di accompagnamento avessero maggiore incisività. Diversamente da oggi, si chiedeva che potessero “assumere anche un carattere preventivo, in modo da anticipare l’insorgere di distorsioni e abusi (oggi si interviene essenzialmente solo dopo avere verificato la presenza di abusi diffusi)”, nonché “puntare a contrastare anche le pressioni di natura occupazionale (e non solo quelle sui livelli salariali come è il caso attualmente)”. Proposte che non sono state prese in considerazione dal Consiglio federale.
Parziale considerazione invece per l’ultimo punto proposto, ossia “considerare le differenze regionali, predisponendo una gamma di misure più severe nelle regioni di frontiera dove la presenza di manodopera frontaliera superi una soglia prefissata (20% della popolazione attiva)”.
Il sindacato sottolinea quindi che, al di là di alcune misure “indubbiamente efficaci e indispensabili”, come l’incremento dei controlli, l’innalzamento delle sanzioni, l’obbligo di notifica dal primo giorno per le ditte estere che effettuano lavori di giardinaggio e l’impegno ad elaborare modalità più dettagliate per la notifica di lavoro distaccato (“Si tratta di provvedimenti importanti e indispensabili che vanno accolti con soddisfazione”), “poche altre hanno però una rilevanza degna di nota”.
Un aspetto particolarmente contestato dall’OCST riguarda l’obbligatorietà dei contratti collettivi di lavoro: è qui che si concentra la lacuna principale. L’OCST “aveva chiesto sussidiariamente una attenuazione dei criteri per la concessione del carattere obbligatorio perlomeno in favore dei Cantoni dove le pressioni salariali sono più acute”.
Richiesta che rimane inevasa, infatti “il Consiglio federale rinuncia a rendere un po’ meno severi e impegnativi i criteri da adempiere per il conferimento del carattere obbligatorio. Considerando che è il contratto collettivo lo strumento più efficace per prevenire gli abusi, si abdica da una misura decisiva per evitare l’insorgere di dumping salariale. Il Consiglio federale, non osando fare un passo più coraggioso ma consapevole che il contratto collettivo rimane un perno cruciale, ha perlomeno migliorato alcuni aspetti riguardanti la possibilità di estendere una parte dei contratti collettivi se si rilevano abusi diffusi”.
Per poter intervenire sugli aspetti insufficientemente considerati dal Consiglio federale, conclude l’OCST, “occorre intervenire ulteriormente in occasione dell’esame che attueranno le Camere federali”, ma non solo: “Una migliore regolazione del lavoro dipende sì dalla disponibilità di misure di accompagnamento efficaci ma ancor maggiormente dall’azione congiunta delle parti sociali (associazioni padronali e sindacati). Si deve perciò anche puntare a bilanciare sul versante delle parti sociali quanto il Consiglio federale ha rinunciato a mettere in atto. Al padronato nazionale, dimostratosi in parte refrattario, si chiede perciò di percepire compiutamente la responsabilità che grava sulle sue spalle nel garantire, d’intesa con i sindacati, un funzionamento più lineare e ordinato del mercato del lavoro”.
Mentre in campo cantonale, “l’OCST sollecita nuovamente le principali associazioni padronali a compiere concreti e celeri passi verso una migliore regolazione del mercato del lavoro attraverso una più capillare diffusione dei contratti collettivi di lavoro”.