CRONACA
Settore impiegatizio e salari, l’OCST all’attacco: “Situazione preoccupante e sotto pressione”
“Nonostante il voto del 9 febbraio, dal mondo delle imprese non giungono tuttavia segnali di ravvedimento” scrive il sindacato. Critica la situazione delle fiduciarie, per le quali è stato proposto un contratto normale di lavoro

BELLINZONA – “Il settore impiegatizio rimane gravato da pressioni occupazionali e retributive che si mantengono consistenti e che, per la propensione dei residenti ad orientarsi in larga misura verso queste attività, esercitano un’incidenza diretta sulle condizioni di lavoro e di vita della popolazione locale.” Inizia da questa premessa il comunicato del sindacato OCST, che torna sulla situazione del settore impiegatizio, e in particolare su quello fiduciario, per rilevarne il deterioramento delle condizioni salariali e occupazionali. 

Un dato emblematico

“I dati riguardanti il ramo delle fiduciarie – scrive il sindacato – , resi noti recentemente dalla Commissione tripartita, sono emblematici di una situazione andatasi rapidamente deteriorando. In questo comparto, malgrado le difficoltà che scuotono il settore bancario e finanziario, le nuove entrate di manodopera estera (essenzialmente frontaliera) si sono aggirate negli scorsi due anni attorno a 130 unità. Ancora più significativa è la tendenza salariale. Per circa il 40% di queste assunzioni la retribuzione risulta inferiore al salario minimo di riferimento (3'180.- franchi mensili per tredici mensilità). E’ un dato che getta una macchia oscura su un ramo che si è sempre distinto per condizioni salariali particolarmente attrattive.”

Una situazione ben più diffusa

Non solo fiuciarie. La rotta imboccata dalle fiduciarie, secondo quanto scrive l’OCST, è analoga a quella seguita dalla vasta area delle attività impiegatizie. “Da nostre valutazioni, le entrate da oltre confine si sono attestate per il solo 2013 a circa 500 unità e dal profilo retributivo la situazione è persino peggiore di quella riscontrata nelle fiduciarie. Soprattutto per effetto di un utilizzo speculativo della libera circolazione da parte delle aziende, nelle attività impiegatizie  si stanno scardinando equilibri particolarmente sensibili per il benessere della popolazione.”

Una duplice costatazione

Questa traiettoria induce, stando al sindacato, a una ad una duplice costatazione: 
1. “Il vasto comparto delle attività impiegatizie offre un volume di sbocchi occupazionali che potrebbero concorrere in misura ben maggiore a ridurre la disoccupazione o a favorire un rapido inserimento nel mondo del lavoro dei giovani al termine dell’iter formativo. Se è innegabile che alcuni profili sono difficilmente reperibili in loco e giocoforza attingere al bacino d’oltre confine, è altrettanto costatabile una carente attenzione delle imprese ai bisogni del territorio.”

2. “Si costata poi una inquietante tendenza alla compressione dei livelli salariali che finirà inevitabilmente per contagiare l’intero settore impiegatizio. Questa tendenza non incide del resto solo sul reddito di chi vi lavora ma esercita anche un indiretto riverbero occupazionale. Salari eccessivamente bassi mettono fuori gioco la manodopera locale che, non potendo trarne una copertura adeguata del proprio fabbisogno, è costretta a rinunciare ad occupare le posizioni retribuite in modo insufficiente.”

Il 9 febbraio non ha insegnato nulla?

L’esito della votazione sull’iniziativa contro l’immigrazione di massa, che nel nostro Cantone ha certamente tratto linfa da quanto sta avvenendo nel settore impiegatizio poiché particolarmente privilegiato dalla manodopera residente, “dovrebbe avere fatto finalmente capire alle imprese del settore – prosegue la nota – che occorre farsi carico di due obiettivi: favorire maggiormente l’assunzione di manodopera locale e regolare le condizioni di lavoro in modo da scongiurare uno scardinamento progressivo dei livelli salariali.” 
“Dal mondo delle imprese non giungono tuttavia segnali di ravvedimento. E’ perciò compito urgente dei corpi associativi delle singole categorie e delle istituzioni mantello (in primo luogo la Camera di Commercio) imprimere l’indispensabile correzione di rotta. Entrambi gli obiettivi menzionati necessitano una assunzione di responsabilità, la cui dimensione collettiva chiama pressantemente in causa le associazioni padronali.”

Un banco di prova indicativo

“Da questo profilo – conclude la nota dell’OCST – il ramo delle fiduciarie costituisce un banco di prova particolarmente indicativo. Il contratto normale, che la Commissione tripartita proporrà al Consiglio di Stato di decretare, non può che essere un cerotto parziale e transitorio, volto a evitare gli abusi salariali più manifesti. 
Ancora più necessaria è, guardando al lungo termine, la costruzione di uno spazio dove le parti sociali regolino in modo più completo le condizioni di lavoro e si facciano carico di obiettivi più ampi nel campo segnatamente dell’occupazione e della formazione professionale. Lo strumento per farlo è il contratto collettivo di lavoro.
L’OCST ribadisce perciò la sollecitazione, già indirizzata alla Camera di Commercio e alle associazioni del ramo fiduciario, a dare forma ad una collaborazione strutturata che si innesti sullo strumento del contratto collettivo di lavoro.”

red

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