CRONACA
Lo scossone Sex Savage, la sessuologa: “Parlare di perversioni non è contagioso, ma il Ticino ancora non lo sa”
La rubrica del giornalista americano non manca di suscitare forti reazioni, ma per Kathya Bonatti è uno ‘scossone’ positivo: “Non trovo controindicazioni nel linguaggio esplicito, anzi permette alle persone di parlare liberamente”

LUGANO – Parlare di sesso rimane ancora un tabu,  soprattutto quando al centro del discorso vi sono le fantasie e le pratiche più spinte. Facile allora capire lo scandalo che si può provare quando ci si trova ‘faccia a faccia’ con chi invece ne parla liberamente, senza false ipocrisie o perbenismi. Parliamo del giornalista Dan Savage e della sua rubrica, pubblicata in Svizzera in esclusiva da Liberatv, che ha dato uno scossone all’America più puritana e che non ha mancato di suscitare reazioni anche nei lettori degli altri Paesi. Uno scossone che ci voleva?

Abbiamo girato la domanda alla sessuologa Kathya Bonatti, a cui abbiamo chiesto il suo punto di vista, da esperta, sul ‘fenomeno’ Savage.

Bonatti, anche lei in passato ha tenuto una rubrica sul sesso, ma dai toni differenti. Cosa pensa dello stile di Dan Savage?

“Lo trovo molto positivo, anche come personaggio. La sua attività nasce proprio per combattere la discriminazione verso gli omosessuali. Un’omofobia che è anche spesso interiorizzata. In questo senso, grazie alla sua visibilità, diventa anche un punto di riferimento positivo per la battaglia dei diritti gay e lesbo. È un personaggio noto, omossessuale dichiarato, sposato e padre. Un esempio vincente di omosessualità. Lui è poi un grande comunicatore, ha una capacità molto naturale di parlare della sessualità. Con i suoi consigli mette in luce uno degli aspetti cardine della sessuologia moderna, ma ancora osteggiato dalla società: il pansessualismo”.

Mi spieghi meglio.

“La monogamia non è un comportamento naturale, ma indotto. La società ci dice come noi dovremmo essere anche dal punto di vista sessuale. Il rapporto esclusivo non è un istinto, ma una scelta che noi, se lo vogliamo, possiamo fare, ma imponendola a noi stessi e al nostro corpo. Savage, affrontando senza giudizi di sorta le situazioni di tradimento o perversione, mostra proprio questa realtà: la sessualità umana è molto più libera e fluida di quanto la società vorrebbe imporci, nella vita quindi possiamo trovarci a vivere tutta una serie di situazioni concrete di cui si può e si dovrebbe parlare in maniera assolutamente libera”.

Mostra quindi uno spaccato di società che è giusto emerga e lo fa con un linguaggio molto esplicito e diretto.

“Certo, e non la trovo una controindicazione, anzi. In questo modo si apre un canale di dialogo ancora più proficuo, perché risulta ancora più vicino a chi scrive: le persone si rivolgono a lui come a un fratello maggiore che ha esperienza di ciò di cui parla e non giudica. Penso per esempio anche ai ragazzi (ndr. Savage è anche impegnato da anni attivamente con seminari e incontri nelle scuole americane per affrontare le tematiche del sesso, della discriminazione e del bullismo), parlando in maniera molto semplice e aperta, con anche qualche parolaccia, ha una grande presa sui giovani, che si sentono così accolti e non giudicati e più liberi di aprirsi. E lo stesso avviene per gli adulti. L’importante è, come fa, avvertire che il linguaggio adottato è esplicito in modo da avvisare chi ha una sensibilità maggiore. Un ma però c’è”.

Mi dica.

“Dal modo in cui consiglia le persone che si rivolgono a lui, emerge la differenza di approccio fra un professionista, un sessuologo quindi, e un giornalista. Dà soluzioni concrete, ma non spiega i perché profondi di alcune perversioni o fantasie che possono anche essere il frutto di traumi passati, che andrebbero affrontati, elaborati e superati. In un certo senso non è quindi risolutivo, ma rimane comunque positivo: è un primo tassello perché trasmette il messaggio che parlare di sessualità, anche quando è fuori dai canoni, si può ed è una problematica condivisa. L’importante è però capire che i consigli non sono risolutivi è chiedere ad un esperto le soluzioni più adeguate”.

Cambiamo prospettiva e pensiamo anche al ‘bigotto’ Ticino, in cui, non è un mistero, parlare di sesso rimane certamente un grande tabu. Anche se indirettamente, perché difficilmente i lettori potranno chiedere consigli diretti, la rubrica può magari iniziare a smuovere la ritrosia e la difficoltà che ancora si ha nell’affrontare queste tematiche?

“Io ho potuto avere una mia rubrica ma i modi dovevano essere molto garbati. Linda Rossi (che cura la rubrica “Amore e Sesso” sul Caffè) invece adotta un linguaggio più diretto, ma ancora molto lontano dai toni di Savage, e già per questo è stata attaccata da alcuni. Se Savage dovesse quindi avere l’opportunità di comunicare direttamente col Ticino, solleverebbe un polverone. Qualcosa però si sta muovendo e anche io ho potuto avere i miei spazi per parlare di pansessualismo, ma a frenare è l’atteggiamento che mi sembra dominante, cioè che c’è come il timore che a lasciare che si parli di trasgressione, ci si “contagi”. Niente di più lontano dalla verità. Grazie a Savage però si può portare certamente alla ribalta spaccati di realtà che possono appartenere anche al nostro piccolo vissuto. Anche in Ticino, più di quanto si pensi, la trasgressione è presente: scambi di coppie, sessualità sadomaso, uomini sposati che tradiscono la moglie con transessuali, tutto ciò accade anche da noi. Se pensiamo all’effetto della rubrica in Ticino è quindi lo stesso discusso prima: potrà aiutare chi vive male la propria omosessualità e le discriminazioni che ne derivano, ma non chi cerca soluzioni. Questo è limite di questo tipo di rubriche, che non ha effetti collaterali se non quello di scandalizzare e di arrivare a pensare di poter continuare a coltivare un comportamento che è invece espressione di un trauma o di una patologia”.

ibi

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