Il titolare della Crescianograniti sporgerà querela: "Lo sciopero mi è costato 60'000 franchi di cifra d'affari, senza contare la manomissione del quadro elettrico"

CRESCIANO - "I miei operai non volevano astenersi dal lavoro. Sono stati convinti dai sindacati a scioperare. Secondo il contratto mantello nazionale, che noi rispettiamo, le azioni che turbano il lavoro sono proibite. Qualcuno dunque ne pagherà le conseguenze". Marzio Maurino, titolare della Crescianograniti, è furibondo per quello che è successo durante lo sciopero degli scalpellini.
Sul Corriere del Ticino si sfoga dopo la pubblicazione dei suoi annunci pubblicitari, usciti anche sui quotidiani, con i quali ha messo due taglie, una di 5'000 e una di 2'000 franchi, sulla testa di chi ha sbarrato l'ingresso della sua sede di Biasca e manomesso il quadro elettrico al laboratorio di Iragna, fatti accaduti la mattina del 16 giugno, giorno dello sciopero.
"È stata una vigliaccata", tuona Maurino, aggiungando che sporgerà denuncia penale e che la storia dello sciopero gli ha fatto perdere 60'000 franchi di cifra d'affari, ai quali si aggiungono i cinque giorni di fermo degli impianti causata dalla manomissione del quadro elettrico. Dice di non avere sospetti sugli autori, ma di essere certo che in entrambi i casi si tratta della stessa mano. "Spero di risalire agli autori grazie alle inserzioni".
red