Il sindacalista risponde a tono alle critiche e commenta la caccia “al delinquente” promossa dal titolare dell’azienda sopracenerina. “Lo sciopero è un diritto costituzionale, ed è lui che ha messo in atto metodi intimidatori”

BELLINZONA - “È chiaro che l’ambiente era teso, ma non è assolutamente vero che i sindacalisti hanno obbligato i lavoratori a scioperare, semmai è vero il contrario: il buon Maurino ha esercitato qualsiasi pressione possibile nei confronti dei lavoratori, minacciandoli di licenziamento, se avessero partecipato allo sciopero.” Risponde così Paolo Locatelli, sindacalista OCST, vicesegretario cantonale e responsabile cantonale Edilizia e rami affini, alle dure critiche mosse ai sindacati da Marzio Maurino, titolare della Crescianograniti.
Maurino si è infatti scagliato duramente contro il comportamento di OCST e Unia, rei, a suo dire, di aver convinto i lavoratori del granito a scioperare loro malgrado, e ha avviato anche una curiosa caccia “al delinquente” con delle taglie stile Far West di 2mila e 5mila franchi, poste sulla testa di chi ha sbarrato l'ingresso della sua sede di Biasca e manomesso il quadro elettrico al laboratorio di Iragna, fatti accaduti la mattina del 16 giugno, giorno dello sciopero (leggi articolo correlato).
Come scritto, in merito alle pressioni esercitate, Locatelli rimanda senza troppi giri di parole l’accusa al mittente, rincarandola: “Le intromissioni di Maurino nei confronti dei lavoratori sono continuate anche durante la giornata dello sciopero: quando stavamo tenendo un’assemblea con i lavoratori al di fuori dell’azienda, su suolo pubblico, il titolare ha continuato a passare con la sua automobile, filmando le persone che parlavano con noi. Ha ripreso tutto e ha chiamato anche la polizia più di una volta, che però si è limitata a fargli presente che l’assemblea non violava nessuna legge.”
Delinquente 'wanted'
Per quanto riguarda invece la ‘caccia all’uomo’ promossa da Maurino con degli annunci sui quotidiani il vicesegretario dell’OCST spiega, non senza una punta d’ironia, che “ognuno è libero di spendere i soldi come meglio crede, noi ci limitiamo a dire che non è abitudine dei sindacati compiere opere di sabotaggio di questo genere, anche nei momenti più “caldi” di un confronto sindacale come uno sciopero. Ad ogni modo già mi immagino quanti ‘segnalatori’ si faranno avanti per individuare i presunti ‘delinquenti’ che hanno compiuto tali atti…”
“Per quanto ci riguarda aspettiamo con serenità i passi giuridici che Maurino riterrà opportuno avviare” conclude Locatelli.
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