CRONACA
"Nessuna pietà contro i terroristi globali. Vivono tra di noi. Ecco chi sono come operano e come possiamo combatterli"
Stefano Piazza: "Ci si deve preparare a una battaglia molto lunga, molto difficile e dall’esito incerto. Nessuno sconto, nessuna politica buonista con coloro che saranno giudicati responsabili di questi atti, ma carcere a vita in condizioni durissime"

di Stefano Piazza *

Il drammatico attentato che ha scosso Parigi, la Francia e il mondo intero ci dice che siamo di fronte ad un nuovo sistema di terrore che è mutato radicalmente rispetto alle caratteristiche del passato. Oggi si muove con interventi armati chirurgici come quello contro il giornale satirico Charlie Hebdo atto questo intriso di significato simbolico per i militanti del terrorismo islamico. Il giornale per anni ha sbeffeggiato con le sue vignette il radicalismo islamico e da qui l’infame condanna a morte.

Chi sono i nuovi terroristi?
 
Si tratta di piccoli gruppi perfettamente addestrati militarmente che si muovono rapidamente sul territorio senza lasciare traccia tanto che i servizi di sicurezza e l’intelligence faticano a mapparne e a prevenirne i movimenti. E’ probabile che si procurino le armi tessendo rapporti con la criminalità organizzata (della quale potrebbero far parte con il traffico di stupefacenti)  perché è molto difficile oggi in Europa per gruppi numerosi acquistare armi e bombe superando i controlli delle varie forze antiterrorismo e dei servizi segreti. 

Anche questa è una novità rilevante, in passato le due realtà criminali agivano su terreni diversi mantenendosi a distanza di sicurezza una dall’altra perché non complementari. Questo obbligherà l’intelligence a cambiare radicalmente la propria strategia di lotta al terrorismo. 

I nuovi protagonisti del terrore sono in apparenza cittadini comuni, con regolare passaporto e spesso con un lavoro e appaiono perfettamente integrati nella nostra società non palesando mai o quasi le loro idee. Invece possiamo tranquillamente affermare che chi porta morte e distruzione in Europa è tra noi.  Cresciuto con noi e molto spesso aiutato a trovare assistenza medica e una casa. 

Il nuovo terrorismo globale ha ingaggiato questi “cittadini “attraverso i social network e la rete che sono oggi mezzi potentissimi di persuasione  e di convincimento. Gli attentati vengono ripresi con gli smartphone così come lo sgozzamento dei prigionieri. Tutto viene messo in tempo reale in rete alimentando un circuito perverso di informazione ed esaltazione dei loro militanti.

Da lì i viaggi in Siria nel campi di Al Baghdadi nuovo spietato Sultano dello Stato Islamico dove si addestrano in maniera militarmente perfetta. Lo si nota da come tengono le armi in pugno e con quale determinazione feroce colpiscono. Ultimo esempio il colpo di grazia dato al poliziotto agonizzante sul marciapiede. Terminato il percorso di addestramento, queste “ bombe a orologeria” rientrano a casa pronti a mettere in atto quanto imparato. 

Con Parigi il salto di qualità è compiuto, l’Europa alle prese con la crisi finanziaria che ha obbligato tutti i governi a concentrarsi sull’euro scopre la nuova strategia terroristica alla quale dovrà dare riposte immediate senza lesinare risorse economiche e diplomatiche perché Parigi potrebbe essere solo uno degli obbiettivi da colpire. Pensiamo alla Santa Sede o altri luoghi simbolici.

Vecchie e nuove strategie 

In passato la tattica vincente per sconfiggere il crimine e il terrorismo in generale era di infiltrare degli uomini in queste organizzazioni. Per esempio la cattura e l’uccisione di Bin Laden fu possibile attraverso le confidenze fatte da un membro di Al Queda detenuto a Guantanamo all’intelligence americana che di seguito intercettò una telefonata e si arrivò quindi a dove si nascondeva.  

Stessa cosa la cattura dei boss mafiosi Riina e Provenzano traditi da un confidente dei Carabinieri e dei Ros. Con i nuovi Jihadisti tutto questo è impossibile, è una battaglia persa in partenza.

Queste difficoltà  obbligheranno i servizi di sicurezza dei vari paesi a cambiare radicalmente la propria strategia di lotta al terrorismo che dovrà dotarsi di nuovi mezzi tecnologici e dovrà intensificare il dialogo con i paesi Islamici moderati ricercando la collaborazione tra i loro servizi di sicurezza e quelli Europei, incluso il nostro. Sarà però fondamentale una regia unica per evitare che ognuno badi a se stesso pensando che basti. Non sarà così e ci si deve preparare a una battaglia molto lunga, molto difficile e dall’esito molto incerto. Nessuno sconto, nessuna politica buonista con coloro che saranno giudicati responsabili di questi efferati atti, ma carcere a vita in condizioni durissime, pugno di ferro con i terroristi che tentano di cambiare le nostre vite.

Conosci il tuo nemico 

Dobbiamo conoscere sempre più quanto accade nelle pieghe oscure della società islamica, chi sono i gruppi che fomentano il radicalismo, chi li finanzia e quale giro fa il denaro prima di arrivare nelle casse dei gruppi terroristici. Dobbiamo promuovere e aiutare l’implementazione di scuole e cooperazione professionale. Dove c’è scuola e più istruzione ci saranno meno ragazzi tra le braccia dei predicatori oscurantisti.

Cos’è Isis? 

L’ascesa al potere del gruppo armato che l’estate scorsa ha assunto il nome di Stato Islamico è stata velocissima ed è avvenuta in maniera silenziosa. All’inizio veniva denominato al Tawhid al Jihad ma in seguito assunse il nome di ISI ( Stato Islamico in Iraq ). Per un breve periodo 2008 – 2009 il movimento operò una fusione con al Qaeda in Iraq. Tutto questo fino a l’avvento di Abu Bakr al Baghdadi nel 2010 che ritornò al nome originale Stato Islamico in Iraq. Nel 2013 vi fu una nuova fusione con un gruppo affiliato ad al Qaeda denominato Jabhat al Nursa e si passò alla denominazione di Stato Islamico in Iraq e del Levante (al Sham) meglio noto come Isil o Isis. Questa genesi terminò poco prima della proclamazione del Califfato e l’Isis divenne Stato Islamico. In Siria e in Iraq il movimento è chiamato “ al Dawlat” lo Stato.

* Esperto di sicurezza e studioso dei fenomeni criminali

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