Un licenziamento collettivo fatto senza informare l’ufficio del lavoro. Il consigliere comunale conferma l’accaduto e chiama in causa il Municipio: “Non può rimanere passivo di fronte a quanto sta accadendo nel suo giardino più bello!"

LUGANO – Nonostante prese di posizione e spiegazioni, la situazione in cui versa il ristorante Parco Ciani di Lugano continua ad essere molto critica. Alla viglia della Festa Nazionale si è aperto un nuovo capitolo: secondo quanto appreso da liberatv, la sera del 31 luglio, con una lettera consegnata direttamente nelle mani degli interessati, la Kuty Mag Suisse, la società che gestisce l’esercizio pubblico di proprietà della Città di Lugano, ha licenziato dieci dipendenti. Licenziamenti arrivati, appunto, a causa della grave situazione debitoria in cui versa il ristorante. Inoltre, come dimostra una foto di cui siamo in possesso, la dispensa del locale è praticamente vuota: manca insomma la materia prima per poter gestire il ristorante.
Questi i fatti di cui abbiamo chiesto conferma al sindacalista OCST e consigliere comunale Lorenzo Jelmini, già autore di una interrogazione sulla situazione creatasi nel noto ritrovo luganese. “È una situazione incresciosa”, commenta raggiunto da Liberatv, “si tratta di licenziamenti collettivi che toccano la maggior parte del personale e nonostante questo non è nemmeno stato informato l’ufficio cantonale del lavoro”.
Ma la situazione, come illustra il quadro che si sta componendo, sembrerebbe ben più critica. “Per questo ci muoveremo anche come sindacato: vogliamo un incontro urgente con i responsabili della società, a cui abbiamo scritto oggi una lettera, per conoscere quale sia la reale situazione del ristorante e quali siano le prospettive future”, dice Jelmini. Sul piatto, oltre ai licenziamenti, ci sono infatti anche salari arretrati (con 3 relative istanze di fallimento) per 15 dipendenti, mancati pagamenti ai fornitori che hanno sospeso di conseguenza le consegne e latiterebbero anche i versamenti degli oneri sociali, tanto che le assicurazioni hanno sospeso il versamento delle prestazioni a dipendenti in malattia o in infortunio.
“È una situazione che non si può tollerare”, commenta ancora Jelmini che critica l’assenza di risposte da parte dei responsabili della società. “Ma anche da parte dell’autorità politica”. L’esercizio è infatti di proprietà della Città, e, aggiunge, “non può rimanere passiva di fronte a quanto sta accadendo nel suo giardino più bello!”
Oltre all’intervento del sindacato, la questione sarà quindi oggetto di un secondo atto politico. Jelmini annuncia infatti che già in giornata inoltrerà una seconda interrogazione al Municipio per sapere come si è potuto arrivare “a questa incresciosa situazione”. Atto con cui il consigliere comunale intende chiedere, sostanzialmente, se siano stati fatti dei controlli sui gestori prima di affidare loro il locale e, soprattutto, il perché dell’immobilità del Municipio una volta informato di quanto stava accadendo al ristorante.